Droga, Cassazione: sì a riduzione pene per piccolo spaccio. “Fuori dal carcere migliaia di detenuti”
30 maggio 2014 – 10:50 | Nessun commento

Vanno rideterminate al ribasso le condanne definitive per spaccio di droghe leggere, inflitte nel periodo in cui era in vigore la legge Fini-Giovanardi, dichiarata incostituzionale lo scorso febbraio. E’ quanto hanno stabilito le sezioni unite …

Leggi l'articolo completo »
Cannabis World

articoli e news sugli utilizzi ricreativi, medici e industriali

Attualità

notizie dal mondo, curiosità, articoli, servizi sull’attualità

Psicoattivo

etnobotanica, sostanze psicoattive, info, esperienze

Input

articoli, segnalazioni, recensioni di film, libri, musica, blog, viaggi…

Attivismo

spazio dedicato all’antiproibizionismo e non solo

Home » Coltivazione, Dolce Vita magazine

Cannapazza: critica della coltura idroponica della cannabis

Scritto da – 30 maggio 2010 – 13:1016 commenti
Cannapazza: critica della coltura idroponica della cannabis

Le sostanze che modificano gli stati di coscienza erano chiamate dal Mantegazza “alimenti nervosi” e alcune culture si riferiscono ad esse come al “cibo degli Dei”: si può dire che sono nutrimento per lo spirito? Sicuramente dalla coscienza della libertà prende forma la spiritualità umana e i movimenti di liberazione che ne scaturiscono si giovano da sempre dell’uso di inebrianti e stimolanti per ampliare le possibilità psicofisiche.

Da sempre le sostanze psicotrope sono anche importanti strumenti di conoscenza e di convivialità, di maturazione personale e di crescita sociale oltre che farmaci efficaci. Vanno perciò considerate attentamente all’interno dei tentativi di riflessione e azione culturale incentrati sulla necessità di creare una società più umana.
Zucchero, tabacco, caffé, tè, cioccolato, vino, birra e superalcolici, psicofarmaci, morfina, anfetamine, cannabis, cocaina, eroina, psichedelici ed empatogeni vari, sono lo specchio della rovinosa strategia capitalista che sfrutta e adultera tutto ciò che tocca. Nel loro ciclo di produzione e vendita l’alto tasso di schiavitù, inquinamento e sofisticazione chimica ne corrompe ovviamente anche la qualità. Perciò, dal momento che sminuiscono gli effetti desiderabili a favore di quelli collaterali, che impigriscono l’animo umano invece di esaltarne le facoltà e accrescerne i poteri. Inoltre, la particolare alleanza creata dipende anche dal tipo di rapporto, plurigiornaliero od occasionale, che si stabilisce con queste sostanze, implicando un circolo di denaro.
In questo scenario la canapa può rappresentare un’eccezione: è facilmente coltivabile manualmente e non c’è quasi bisogno di trasformazioni per utilizzarla e a differenza delle sostanze prodotte tramite fermentazione, estrazione o sintesi, di canapa se ne può coltivare anche poca. Questo permette di non utilizzare additivi e di partecipare, dalla semina alla degustazione, di una sfera di relazioni abbastanza libere dai vincoli del denaro, dal ricorso al petrolio e ai suoi derivati. Non è poco se paragonato a quanto offre legalmente la società.
Quella che segue è una risposta al tentativo d’imbarco della coltura idroponica sul vascello dell’autoproduzione: un contributo alla sua estromissione.

hydroponic_weedLe coltivazioni idroponica e aeroponica della canapa rappresentano l’estrema degenerazione: sono sistemi concepiti per massimizzare la resa e superare gli inconvenienti dell’indoor, aumentando il grado di condizionamento umano con surrogati tecnologici che forniscono alle piante il necessario per sopravvivere in un luogo artificiale e deficitario. Il vantaggio è una produzione rapida in uno spazio minore, a ciclo continuo, di cime di cannabis esageratamente potenti. Tutto ciò ha però un costo a livello economico, igienico e sociale. Questo sistema ricalca lo stile brutale del sistema ‘capitalistico’, che porta generalmente all’esasperazione delle pratiche d’addomesticamento che l’uomo mette in atto per soddisfare le proprie esigenze. È una questione di gradi. Un conto è cercare di preparare una situazione ottimale per sfruttare delle piante, rispettandone gli equilibri ecologici e approfittando delle fertili forme di vita del suolo, preservando quel terreno ricco di humus che dona salute, qualità e volume alla canapa. Tutta un’altra faccenda è sostituire all’insieme aperto della vita, il ciclo chiuso della produzione forzata, con prodotti commerciali di origine chimico-industriale, e votatoi alle esigenze di produzione.

Invece di migliorare e semplificare i processi necessari al raggiungimento dei nostri obiettivi nel pieno rispetto della pianta, la coltura idroponica favorisce quasi esclusivamente piantamenti molto fitti, 30 e più piante al mq, abbreviando i tempi dello sviluppo vegetativo e della fioritura, in un luogo reso sempre più asettico per evitare contaminazioni. Le piante crescono prepotentemente perché le radici non incontrano impedimenti durante la crescita: nulla oppone loro resistenza, tutto è progettato per garantire sempre le migliori condizioni. Questo porta sì ad un bell’aspetto estetico, ma anche a debolezza e poca resistenza agli attacchi comuni in questo ambiente.
E’ l’applicazione tecnologica dell’egoistica ignoranza umana, un connubio tra scienza e affari, spinto dalle imprese scientifiche e commerciali, per sopravvivere forzatamente dei vegetali in un habitat anormale. La pubblicità sulle riviste specializzate, sui internet e la facile reperibilità sul mercato dell’attrezzistica necessaria, rende desiderabile e praticabile un sistema astruso che per le piante è soltanto l’unica possibilità di sopravvivenza. Comunque, a forza di sostituire ogni parte naturale con un’artificiale, quello che si otterrà sarà unicamente della “canapazza” destinata a farci impazzire.

marijuana_hydroponicsL’interesse per la coltivazione della canapa idroponica (in special modo qui in Italia) è in parte il risultato dello sviluppo di un’attività svolta clandestinamente (indoor: al riparo da occhi indiscreti!) indotta dal proibizionismo. Un altro importante fattore è che il mercato ha bisogno di un prodotto sempre disponibile e in grossi quantitativi, uniformato (stesso gusto, stessa “botta” e stessi prezzi), di pochi produttori e di una massa di fumatori pigri che vogliono varietà standardizzate. La coltura indoor-idroponica, priva dei cicli stagionali, permette un margine d’efficienza maggiore rispetto alla coltivazione tradizionale e soddisfa così i parametri del canna-business. Ma coltivare in questo modo significa diventare un acquirente di semi e di tutto il materiale occorrente (inadatto al fai-da-te casalingo e alla piccola riproduzione e selezione di semi). Implica il diventare di nuovo complice di quel sistema commerciale che in vista del guadagno maltratta ogni forma di vita. Inoltre, sostituire la gratuità della crescita naturale con rimedi a pagamento, diventa dispendioso, in perdita rispetto il calcolo delle calorie messe in gioco (a meno che non vendiate il vostro prodotto e il metro di misura sia il solo denaro e non li propri sforzi). L’idroponica non può mai dare buoni risultati, neanche nella prospettiva “ne voglio tanta, buona e forte” (anche usando prodotti ‘biologici’). Costringendo le piante in una situazione artificiale le facciamo crescere in condizioni anomale e patogene ancora peggiori del tradizionale indoor. Da questo momento la loro vita dipende dall’attenzione ininterrotta di un automatismo che eroga tutto il necessario in una soluzione nutritiva. La salute delle piante dipende dal mantenimento di certi valori entro una norma – temperatura, grado del pH, livello di EC, quantità di N, P, K, Ca, Fe, Mg, Mn. In natura le piante gestiscono autonomamente le risorse incontrate, preservandole e creandone continuamente di nuove; così come tramite l’attività dei microrganismi, il pH tende generalmente al neutro, la concentrazione dei sali minerali e di altri microelementi (presenti sempre sotto molteplici forme e relazioni) supera difficilmente il quantitativo che ostacolerebbe il loro stesso sostentamento. Invece in un impianto idroponico, il pH dell’acqua deve avere la giusta gradazione per permettere un corretto assorbimento dei nutrimenti; i concimi NPK devono essere in proporzione, nelle fasi vegetativa e di fioritura; l’equilibrio imposto in partenza tende naturalmente a degradarsi (il pH diviene acido, la concentrazione salina aumenta, la temperatura si surriscalda, l’ambiente sterilizzato si ripopola dei soli batteri patogeni) e diventa necessario un’osservazione costante. Per questo l’unica soluzione diviene la completa automazione dell’impianto, con centraline computerizzate per il rilevamento e la correzione dei valori in tempo reale… Il tutto è così assurdo che neanche si prende in considerazione il fatto che un sistema che potenzialmente espone la canapa al rischio di uno “stress idrico e nutrizionale” per cause puramente tecniche è da rigettare decisamente. All’esterno, certo, ci sono altri problemi, ma generalmente le forme viventi tendono ad accudirsi: ad esempio le erbacce trattengono l’umidità notturna sotto forma di rugiada e con le loro radici permettono alla pioggia di penetrare in profondità e di conservarsi a lungo; favorendo poi la proliferazione della vita nel sottosuolo e aumentandone la varietà, sono la vera garanzia di una canapa in buona salute.

outdoorNella coltura idroponica ogni azione e pensiero è rivolto unicamente alla produzione di THC. Null’altro conta: le essudazioni radicali, che alterano il pH della soluzione nutritiva in circolo sono gestite come un inutile escreto, mentre nel loro ambiente naturale sono un nutrimento importante per i molteplici abitanti del sottosuolo. Batteri, alghe e funghi, semplicemente vivendo producono tutte quelle sostanze che stimolano la crescita della pianta e proteggono il terreno, preservandolo dal dilavamento dei nutrienti legandoli in composti stabili. Al termine del ciclo colturale le radici, una volta secche, invece di marcire, nutrire gli organismi del terreno e renderlo soffice in profondità per le piante future, divengono un incomodo nocivo: se si vuole riutilizzare il caro substrato inorganico, occorre risanarlo con biocatalizzatori!

Allora perché rinchiuderla, nanizzarla, accorciarne il ciclo a 3 mesi e renderla dipendente e insufficiente a sé stessa, alla stregua di un malato terminale intubato? Perché irradiarla di luce artificiale, obbligarla a dissetarsi con soluzioni nutritive, far sviluppare le radici in substrati sterili o addirittura nel vuoto? Perché farla vivere costantemente immersa in un campo magnetico? Perché spendere denaro per crearle un ambiente impoverito, inquinante e costoso, quando affidandola alla gratuità del calore del sole, della fertilità del suolo e dell’acqua piovana, della freschezza del vento e della notte si risparmia quasi ogni fatica e il ‘prodotto’ riesce di gran lunga migliore? Con poche e semplici mosse si riesce a godere dei suoi frutti migliori.

Quello che conviene è piantare in piena terra, dove la pianta possa godersi il sole, la luce della luna e anche il buio pesto, e intridersi di odori sempre cangianti al passare delle stagioni. La canapa migliore si ottiene con piante che salutano i primi freddi dell’inverno: a questo punto i profumi migliorano e acquistano “spessore” – più forti, dolci e pungenti. Qualche gelata notturna e le nostre belle si copriranno di candida resina. In outdoor ci capiteranno annate eccezionali con cime memorabili, così come annate medie e, per fortuna, solo raramente pessime. Coltivando canapa “in pieno campo” si possono ottenere risultati strabilianti per quantità e qualità: tonica, rigenerante, risolutiva, divertente, agitatrice, salubre, singolare, liberante, balsamica, terapeutica, potentemente psicoattiva (che illumina la mente e stimola l’intelligenza), afrodisiaca, rilassante, conciliante, sediziosa…

hydroponic_growing_systemsLa canapa coltivata in idroponica rimane invece un’incognita dal punto di vista della qualità dei principi attivi contenuti (tachicardia, paranoie, down) e non conoscono gli effetti a lungo termine. Sottoposta com’è ai continui trattamenti chimici produrre quantitativi esagerati di THC, rischia veramente di “impazzire” (e dare poi problemi al consumatore). Dal momento che i nutrimenti base sono prodotti tecnologicamente avanzati nel prodotto finale ci saranno sicuramente tracce della loro estrazione e raffinazione. Come reagiscono poi queste sostanze al momento della combustione con il tabacco e che effetto fanno sui polmoni? Inoltre nonostante siano specifici per la canapa, i concimi di sintesi sono molto poveri rispetto ai nutrienti naturali; la canapa idroponica, con la sua alta percentuale di THC, sarà comunque inferiore a una canapa tradizionale dall’alta qualità psicoattiva. Non dimentichiamo che il THC è solo una tra le numerose molecole che, interagendo tra loro, contribuiscono tutte a indurre gli effetti ricercati.

La canapa idroponica è in definitiva un vero bluff per l’autoproduttore, che cerca innanzitutto di uscire dal circuito commerciale per soddisfare le sue esigenze ed eventualmente il reciproco scambio: invece, più deleghiamo alla tecnologia il compito di crescere le nostre piante e più ci allontaniamo dalle risorse naturali, e più inneschiamo e partecipiamo a relazioni mediate dal denaro. Ad ogni livello è possibile osservare che la progressiva automazione conduce alla perdita completa della gratuità e dell’efficacia dei gesti e delle azioni manuali.
La coltivazione idroponica è economicamente conveniente per il coltivatore/commerciante interessato alla vendita della sua merce a un prezzo molto alto, attuabile solo in quanto frutto dell’illegalità del suo commercio o da strategie di mercato. È un inganno per chi mira ad un prodotto fumabile di qualità: i produttori di cannabis indoor/idroponica non fumano certo quell’erba, ma si riforniscono altrove per soddisfare i propri gusti – charas dell’Himalaia, 00 dalle montagne dell’Atlante marocchino o capolini fioriti di cannabis biologica dalle alpi svizzere!

di FRANCESCO SANTEL
fonte: XXmila Leghe sotto n°9 2008, edito da NAUTILUS 

Articolo tratto da Dolce Vita n.28 Maggio/Giugno 2010

Be Sociable, Share!

    Articoli simili

    16 commenti »

    • FaMe scrive:

      L’idroponica non può mai dare buoni risultati, neanche nella prospettiva “ne voglio tanta, buona e forte” questà nn l’ho capita..Cmq sia parliamo di tecniche che si usano fin dai babilonesi e si cerca di adattare questa tecnica persino nei paesi del terzo mondo per via dei suoi costi..bo capisco cosa volete dire con questo articolo ma ci sono molti punti sbagliati e faziosi.

    • some_person scrive:

      io piú che altro trovo l articolo un poco “intrasigente” nel suo rifiuto a qualsiasi forma di aiuto della pianta e nel legame tecnologia-capitalismo..peró il punto espresso non mi sembra presentare incongruenze…illuminami!

    • Roberto scrive:

      e se lo chiedessimo alle piante cosa preferiscono??…
      se crescono meglio in indoor/hydro saranno pur felici, no?!

      capisco che in ambiente controllato, alla lunga, possano perdere alcune “resistenze” ma questo solo se si fa selezione genetica, non quando è semplice home-grow per auto consumo.

      … troppi dogmi, false certezze, sterile ortodossia e pure errori grossolani. Se interessa entro pure nel merito..

      facciamocene una ragione, la marja è un bene di consumo (notevole) ..legalizziamola ora!!!… che è già tardi..

    • FaMe scrive:

      scusa..da coltivatore idroponico mi sento offeso!:D scherzo cmq esiste la bioponia cioè hydro ma biologica.I punti sbagliati secondo mè sono svariati perchè nn potrebbe dare buoni risultati?”La canapa coltivata in idroponica rimane invece un’incognita dal punto di vista della qualità dei principi attivi contenuti (tachicardia, paranoie, down)” e questa me la spieghi?dipende sempre da come coltivi e questo pure in terra anza nn trovo differenze..posso farti un “chimicone” sia in terra sia in hydro..oppure”Nella coltura idroponica ogni azione e pensiero è rivolto unicamente alla produzione di THC”e l’amore che ci metto???”Al termine del ciclo colturale le radici, una volta secche, invece di marcire, nutrire gli organismi del terreno e renderlo soffice in profondità per le piante future, divengono un incomodo nocivo: se si vuole riutilizzare il caro substrato inorganico, occorre risanarlo con biocatalizzatori” ok in out ci sta ma in indoor???voglio sapere chi riutilizza la terra dei vasi!il probl

    • patacca scrive:

      e se l’idroponica fosse l’unica soluzione possibile?intendo dire..in una grande città non c’è modo di coltivare outdoor..quindi coltivare indoor o comprare erba di cui non si conosce la provenienza?io direi la prima..

    • gaio millerape scrive:

      Per FAME
      Babilonia è stata la prima comunità umana a subire una crisi ecologica dovuta al tipo di coltivazione introdotta (modalità intensiva e monocultura, non certo idroponica, la plastica non esisteva: coltivare giardini pensili non è fare idroponica, il tuo argomento è superficiale alla pari di quelli che sostengono che la manipolazione genetica è sempre esistita solo perché l’uomo coltiva da millenni e proprio la selezione e il miglioramento delle specie vegetali ha segnato l’inizio della coltivazione come l’intendiamo ora: l’uomo è solo da qualche decennio che entra dentro le piante senza chiedere permesso, mentre comunque è almeno da un secolo che le bastona dall’esterno per indurre mutazioni a fini commerciali – shock indotti da bagni in veleni, da corrente elettrica, da radiazioni…invece della forza bruta non c’è niente di meglio dell’azione spontanea degli insetti, delle piante stesse e di pazienza e concentrazione da parte di coltivatori liberi per produrre varietà produttive e il più possibili indipendenti dal lavoro umano). Introducendo lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo i babilonesi, dividendo la società in classi, creano di riflesso una società di sfruttamento tout court e i brillanti risultati (deforestazione, desertificazione, cannibalismo, crollo di una civiltà) di questa idea scientifica li potete trovare nella bibliografia sulla nascita dell’agricoltura e sul collasso delle società.

    • gaio milleraspe scrive:

      PER SOME PERSON
      Scusami per le oscurità, un articoletto non è un saggio, diciamo che non rifiuto gli aiuti, solo auspico che siano intelligenti:ad ex. se tu mangi tra la fine dell’autunno e la fine dell’inverno una decina di semi di canapa autoprodotta, forte in tutti i sensi, non solo per l’high, senza masticarli, poi vai nell’orto o dove diavolo tu voglia e caghi, vedrai verso fine febbraio/fine marzo (diciamo in nord Italia e a seconda dell’andamento stagionale) spuntare da quella macchia scura (che ciò che rimane della tua cacca) delle splendide piantine che cresceranno indisturbate e rigogliose perché il bolo fecale ha diserbato e concimato la giusta porzione di terreno donando spazio e un boost naturale (al gusto del tuo spirito!) alle giovani pianticelle. A me pare intransigente il connubio tra tecnologia e capitalismo che sta conducendo al fatto che la tecnosfera sta uccidendo la biosfera, che per pescare petrolio lo si sparga in giro per tutto il pianeta diluito con il sangue e il sudore dei miserabili costretti a estrarlo nelle peggiori condizioni (da sempre minatori ed “estrattori” delle risorse naturali sono gli uomini più vessati e sfruttati, ridotti quasi a bestie da lavoro) e di chi osa contrastare tutto ciò.

    • francesco scrive:

      PER ROBERTO

      Bravo legalizza, così se ne appropria lo Stato e le grosse compagnie soldifere e il tutto finirà come il tabacco: da sostanza psicotropa ad alto valore spirituale a male di consumo crea tumori. Sei un genio! Prova a usare il termine “liberalizziamola” che già sembrerai più intelligente. Io nell’articolo ho trovato solo errori di ortografia, grammatica e sintassi!!!

    • francesco scrive:

      PER faME
      Quest’articolo era una risposta punto per punto ad un articolo sulla coltivazione idroponica pubblicata sul numero 12 di Cannabis, la rivista della canapa, purtroppo il numero 13 non uscì e svariati anni dopo ho riadattato l’articolo per il catalogo del Nautilus. Come spiego in natura non si adoperano biocatalizzatori perché già la “naura” è un biocatalizzatore, biofertilizzatore, biocoltivatore etc., si tratta solo di saperla bioutilizzare al meglio, cosa non semlice dal momento che veniamo al mondo in ospedali, poi ci mandano a istupidire al nido, all’asilo, alle elementari e via così fino al lavoro, per fortuna ora almeno si salta la perversione militare…

    • francesco scrive:

      PER PATACCA
      Il mio prossimo intervento sulla canapa mi piacerebbe si intitolasse: “La canapa come avvicinamento alla terra”. Ho iniziato a coltivare cannabis vivendo a Torino, forse non una grande città, ma media si. Il desiderio di farmi le mie piante mi ha portato a cercare i primi angoli di verde, anzi i secondi, al termine delle sue periferie, da lì sono finito a farmi un orto, poi un micro campetto di cereali, poi a costruirmi un manico ergonomico per la falce…; se uno preferisce coltivarsi la topitudine cittadina invece che riappropriarsi della natura, per poi concentrare i momenti di fuoriuscita dall’urbe nell’andare ad ammassarsi al mare e in montagna durante le vacanze faccia pure, ma assicuro che non è l’unica soluzione e soprattutto non è partcolarmente brillante per la maturazione dell’animo e l’evoluzione fisica verso la poliedricità e la bellezza(inoltre il mercato offre anche erba outdoor che più o meno bio, almeno non puzza di indoor).

    • Jilla scrive:

      Quoto in ogni suo dettaglio l’articolo che critica la coltivazione idroponica.
      Leggendo gli interventi dei sostenitori dell’idro ho potuto trovare una risposta sugli effetti collaterali delle sostanze chimiche che si adoperano nelle colture idoponiche di ultima generazione : vi hanno bruciato il cervello.
      Appoggio l’indoor biologico che è un valido rimpiazzo dell’uotdoor e sottolineo un’entusiasmante realtà, ho visto personalmente piantagioni del tutto biologiche out di strain provenienti dalle più importanti banche olandesi,l’ultima genetica incontaminata calabrese non la vedo da 10/12 anni(quelle erano bastonate che duravano ore e che non ti davano neppure un attimo per realizzare le idee, e dopo mangiavi 10 volte di più, nonostante non fossero “geneticamente migliorate”), il risultato signori è qualcosa che spero possiate assaggiare di persona almeno una volta nella vita.
      La migliore qualità che trovate nel miglior coffe shop d’olanda è merda a confronto, il tipico clima mediterraneo, l’aria di montagna (600/1000 metri),l’acqua incanalata dalle sorgenti, il terreno vergine nei confronti di ogni genere di schifezza chimica e il raccolto effettuato ad autunno innoltrato (nonostante la perdita di diverse parti causa muffa e danni da maltempo) sono un mix allucinante : sative di 4 metri con cime apicali grosse come una palla da rugby, un gusto estasiante ed un effetto indescrivibile, meraviglia delle meraviglie, dopo aver toccato un fiore diventi l’uomo ragno, la pelle di pollo arrosto è un solvente a confronto, i paesani la chiamano colla non resina.

      10 x Enjoint ! !

      Per fame: si si infatti i babbilonesi hanno brevettato il ph down/up, phmetri conduttometri digitali rockwall argilla espansa ecc ecc ecc..

      Per roberto: se chiedessimo alle piante di cosa hanno bisogno, risponderebbero : non abbiamo certo bisogno di voi, anzi più vi state lontani meglio è, siamo noi ad avere bisogno della natura e non il contario ! !

      Liberalizzala ! !

    • andrea scrive:

      mi spiace scrivere tardi ma volevo esprimere la mia:
      io credo che piantare in terra con la luce del sole sia la cosa migliore!
      purtroppo spesso non è proprio possibile non per la mancanza di posti verdi ma per i controlli della polizia.
      mi piacerebbe molto smentire il fatto della “ganja chimica”,
      ho provato molte tipologie di ganja sia outdoor che indoor anche hydro e la differenza sta tutta nel gusto ma non potete parlare di chimico perche i fertilizzanti sia normali che bio contengono azoto fosforo e potassio e altri microelementi che vengono usati dalla pianta per crescere e fiorire ma non cambiano l’erba se non il sapore e l’odore ma è sempre erba sana e buona a mio parere!
      Mio nonno dava la birra e le patatine ai conigli e la carne era fantastica perciò non so che altro dire!
      ci sarà ben di peggio che dell’erba che ha un sapore particolare: smog,alchool,tabacco,e l’ignoranza dell’italiano medio.
      Let’s get together and feel all right

    • Fame scrive:

      “Bruciare il cervello” è questo che fa veramente ridere frasi al pari di quelli che vogliono la canapa illegale.Io purtroppo in un mini appartamento senza terrazza nn mi posso permettere la terra ma adoro coltivare questa piantina , e poi l’articolo sopra potrebbe valere anche per la terra visto che tantissimi coltivano con fertilizzanti di sisntesi…quindi di naturale propio una mazza.E cosa c’è di naturale in una lampada da 400 watt?o una grow da 1×1?Per l’indoor è una manna l’hidro sopratutto per chi a meno spazio.Cosa voglio dire?che cmq chi coltiva in terra ha bisogno della “fottuta” tecnologia (parlo di indoor).Biologico si…e poi magari si mangia la merda del supermercato -.- “costruita” con chissa quali tecniche..i babilonesi nn coltivavano solo in giardini pensili ma ci sono rappresentazioni di veri sistemi idroponici tipo dwc..e di certo nn troovo il nesso su fallimento di una civiltà e sistema di coltivazione.Detto questo dico di capire cosa voleva dire francesco sui biocatalizzatori e lo ringrazio per la risposta senza astio e pretesa di avere ragione su un puro discorso etico..

    • stefano scrive:

      probabilmente è un verde che ha scritto una cazzata di articolo cosi….
      in olanda coltivano solo in idro o quasi…e non mi pare proprio faccia schifo ……

    • Marco scrive:

      @Stefano Buona é buona ma la sua potenza raggiunge dei livelli da droga pesante .

    • habloconpablo scrive:

      un articolo molto ben scritto, ispirato, complimenti

    Lascia un commento!

    Aggiungi il tuo commento qui sotto, oppure esegui un trackback dal tuo sito. Puoi anche iscriverti a questi commenti via RSS.

    Sii gentile, rimani in argomento. Lo spam non sarà tollerato.

    È possibile utilizzare questi tag:
    <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

    Questo sito web supporta i Gravatar. Per ottenere il proprio globally-recognized-avatar, registra un account presso Gravatar.