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Discussione: In via d'estinzione

  1. #21
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    Citazione Originariamente Scritto da teppa Visualizza Messaggio
    Se x quello dalle mie parti sono decisamente calate farfalle e lucciole
    anche da me sono calate,da quando hanno messo una multa di 500 euri a chi si ferma anche solo per guardarle

    al di la della battuta è vero,coccinelle,farfalle,maggiiolini ecc sono diminuiti tantissimo,per non dire spariti.anche i pippistrelli non li vedo più.peccato che le zanzare ci siano sempre

  2. #22
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    Le zanzare aumentano purtroppo
    Chi ha paura muore ogni giorno,chi non ha paura muore una volta sola

  3. #23
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    Citazione Originariamente Scritto da teppa Visualizza Messaggio
    Le zanzare aumentano purtroppo
    Nonostanet aumentino i rimedi.. questo fa mooolto pensare...

    Secondo em la zanzara Tigre l'ha importata la bayern!
    "Se per vivere devi strisciare, alzati e muori."

  4. #24
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    Citazione Originariamente Scritto da Randagio Visualizza Messaggio

    Secondo em la zanzara Tigre l'ha importata la bayern!


    Sto maledetto commercio

  5. #25
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    11/9/2012 - [Only registered and activated users can see links. ].

    Tra i fattori di minaccia, bracconaggio e deforestazione
    La lista mondiale delle specie in via di estinzione si allunga. Le due tristi new entry sono i rinoceronti di Giava e di Sumatra.

    I pochi individui rimanenti in Asia di queste due specie sono stati infatti identificati dagli ambientalisti come alcuni degli animali più minacciati al mondo. La lista delle 100 specie a maggior rischio di estinzione è stata rilasciata dalla Società Zoologica di Londra e dall’IUCN (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura) ai governi e alle organizzazioni ambientaliste in grado di raccogliere per il Congresso Mondiale della Conservazione dell’IUCN. Misure per la conservazione di rinoceronti e altre specie a rischio di estinzione a causa di minacce quali bracconaggio, commercio illegale e la perdita di habitat dovrebbero essere concordati nel corso della riunione.

    Attualmente si contano meno di 50 rinoceronti di Giava, tutti in un unico parco nazionale indonesiano. I rinoceronti di Sumatra vivono in alcune località sparse in tutta Sumatra e nel Borneo, per un numero inferiore a 200 esemplari. Inoltre la riproduzione in cattività di questi animali non è abbastanza veloce tale da garantirne la sopravvivenza in caso di malattia, eruzioni vulcaniche o tsunami. Inoltre, i rinoceronti di Sumatra subiscono forti pressioni dal bracconaggio e dalla perdita dei loro habitat forestali provocata dalla deforestazione e dalla conversione in terreni agricoli.

    “I rinoceronti del mondo sono sotto attacco da bracconieri, commercianti e consumatori che comprano i loro corni. Con così pochi esemplari di rinoceronti di Java e di Sumatra rimanenti, queste creature preistoriche potrebbero scomparire per sempre a meno che non vengano adottate misure per aumentarne il numero, fermare il bracconaggio e frenare il commercio illegale di corni di rinoceronte. Fino a quando esisterà una domanda di corno di rinoceronte, e i criminali valuteranno il fatto che i premi sono più alti del rischio di essere scoperti, le bande faranno di tutto per fornire corno al mercato”, afferma Massimiliano Rocco, Responsabile Specie e TRAFFIC del WWF Italia.
    “Oltre al bracconaggio tra i principali fattori di minaccia, non solo per il rinoceronte ma anche per altre specie come elefanti ed oranghi, bisogna ricordare la deforestazione in particolare nelle foreste di Sumatra e del Borneo dove la distruzione di interi habitat trasformati in sterili piantagioni di palme da olio e acacie per produrre polpa di carta procede a ritmi velocissimi. Un processo criminale di cui anche l’Italia è responsabile, essendo tra i paesi che importano e consumano questi prodotti. Sarebbe auspicabile – conclude Rocco - anche un impegno da parte della Comunità Internazionale per salvaguardare le specie minacciate nelle aree di Sumatra e del Borneo, visto che il loro immenso bagaglio di biodiversità è e un patrimonio mondiale”.

    MUORE ‘L’ULTIMO DEI MOHICANI’: IL CASO VIETNAM.

    A causa del bracconaggio nel 2010 il Vietnam ha perso il suo ultimo rinoceronte, portando così a dichiarare estinta la sottospecie del rinoceronte di Giava nel paese. Un’altra sottospecie, il rinoceronte nero occidentale, in Camerun, è anche andata estinta. Tre delle cinque specie di rinoceronti sono elencati come in pericolo di estinzione nella Lista Rossa IUCN.

    “L’aumento della domanda di corno di rinoceronte in Asia negli ultimi anni, soprattutto in Vietnam, ha fatto salire alle stelle il bracconaggio portandolo ai livelli record del più lontano Sud Africa”, spiega Carlos Drews, direttore del Programma Specie del WWF Internazionale. “False credenze su nuovi poteri curativi del corno di rinoceronte stanno alimentando un mercato illegale che minaccia di compromettere decenni di progressi ottenuti con successo nella conservazione”.

    Il mese scorso, la rete del progetto TRAFFIC, che monitora il commercio di fauna selvatica, ha pubblicato un nuovo rapporto completo sul commercio illegale di corno di rinoceronte che ha documentato come la scarsa conformità alle leggi nella gestione delle scorte di corno di rinoceronte, le lacune nella politica dello sport della caccia in Sud Africa e l’aumento di domanda per il corno in Vietnam ha creato le condizioni ideali per il coinvolgimento di sofisticate reti criminali che portano ad una drammatica escalation del bracconaggio nel Sud Africa.
    LA PROPOSTA WWF E ALCUNI CASI VIRTUOSI.
    La gestione altamente focalizzata può portare ad un aumento delle popolazioni di rinoceronte, come mostrato nel caso dei più grandi rinoceronti con un solo corno in Nepal e in India. Ora è urgente che la conservazione dei rinoceronti di Giava e Sumatra sia affrontata come una priorità. Data la gravità della situazione devono essere valutate misure estreme, come ad esempio trasferimenti verso siti sicuri e la creazione di nuove popolazioni”.

    Le misure di conservazione efficaci hanno infatti risollevato le specie di rinoceronte dal baratro dell’estinzione. Lo scorso anno, ad esempio, il Nepal ha celebrato un anno senza episodi di bracconaggio ai danni del rinoceronte, che è stato in gran parte attribuito alle forze dell’ordine attuate in maggiore misura con l'aiuto del WWF.
    In occasione dell’Anno Internazionale del Rinoceronte, il presidente indonesiano Susilo Bambang Yudhoyono ha promesso nel giugno 2012 di affrontare in modo efficace la conservazione del rinoceronte nel paese e di impegnarsi in una migliore protezione degli animali.
    Il WWF e TRAFFIC hanno lanciato una campagna globale contro il commercio illegale di corno di rinoceronte, l’avorio d’elefante e le parti di tigre. La campagna è alla ricerca di una migliore applicazione della legge per interrompere il traffico di fauna selvatica, deterrenti più efficaci e la riduzione della domanda di prodotti di specie in via di estinzione.

    Per scongiurare la scomparsa degli ultimi rinoceronti è possibile sostenere il Progetto Rinoceronte del WWF su [Only registered and activated users can see links. ] . In soli 3 anni abbiamo perso 1349 corni: la richiesta del corno di rinoceronte è alla radice della quasi estinzione di queste specie. L’obiettivo è: investire in nuove azioni di conservazione. Finanziare pattuglie antibracconaggio nelle aree di Sumatra e Giava. Finanziare lo spostamento di rinoceronti neri per mantenere stabile la riproduttività delle popolazioni nella zona di KwaZuku-Natad (Sud Africa).
    Aiutare gli investigatori del Network Traffic a combattere il commercio illegale di specie animali e vegetali.

    La campagna contro il bracconaggio è anche social su [Only registered and activated users can see links. ] e su twitter [Only registered and activated users can see links. ].

    Rinoceronte di Giava

    Rinoceronte di Sumatra
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    "Rammentiamoci sempre che ogni qualvolta lasciamo scritto qualcosa,si lascia solo delle parole messe li,ognuno poi le interpreta come vuole,non é la stessa conversazione fatta faccia a faccia .." cit. Dantep

  6. #26
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    Diciott'anni fa 66 lupi furono importati dal nord per ripopolare Yellowstone. Ma ora che lo hanno fatto, la caccia è aperta
    di VITTORIO ZUCCONI

    Al lupo! Al lupo! E a furia di gridare al lupo, il lupo arrivò davvero. Arrivarono in tanti, più di quanti avevano sperato gli amici di questo stupendo animale, nel 1995, quando un gruppo di sessantasei lupacchiotti e lupacchiotte grigi catturati nelle foreste del Canada furono trapiantati nel parco di Yellowstone.

    Erano ragazzi, adolescenti non ancora adulti, e fecero un viaggio terribile. Anestetizzati, poi sedati, ingabbiati, e trasportati in camion, dovettero aspettare 36 ore alla fine del lungo viaggio prima che un giudice respingesse la petizione presentata in extremis dalla associazione degli allevatori del Wyoming.

    Furono finalmente liberati dalle gabbie e sistemati in un ranch perché si acclimatassero e diventassero adulti. Si acclimatarono così bene, e gradirono talmente la rispettiva compagnia, che diciassette anni dopo, quando quei primi arrivati hanno raggiunto quel pezzetto di cielo nel quale i lupi corrono fra le nuvole, sono diventati migliaia.

    Quasi due mila lupi grigi, e fra di loro centonove coppie sposate e attivissime oggi si muovono nel nord ovest degli Stati Uniti, dove non vivevano più da quando l'ultimo di loro era stato ucciso dai cacciatori nel 1926. Il premio, per essere tornati e per essere cresciuti tanto, è che ora potranno essere di nuovo uccisi, con fucili o con l'atrocità delle trappole.

    Quel numero di nuovi nati e di adulti li ha tolti dalla liste ufficialmente delle specie minacciate di estinzione e dunque possono essere di nuovo obbiettivo del più spietato predatore che la Terra abbia mai prodotto: noi uomini. La loro colpa è di avere fatto i lupi, colpa che può sorprendere chi pensasse che un lupo quello sa fare e non molto altro.

    E di averlo fatto troppo bene. Essendo creature particolarmente intelligenti e organizzate, e non avendo grandi nemici naturali (noi a parte) visto che anche gli orsi preferiscono stare alla larga dai lupi e anche dai cuccioli accompagnati da parenti, hanno capito in fretta che mucche e buoi sono ottime fonti di nutrimento, con il vantaggio di essere molto più pratiche dei bisonti, che a volte si scocciano di fare da preda e usano le loro corna.

    I ranch e gli allevamenti della zona, quelli che avevano disperatamente combattuto nei tribunali contro il ritorno del lupo, si sono finalmente ribellati, ora che il numero dei branchi e delle coppie fertili si avvicina ai duemila e hanno avuto il permesso del governo di abbatterli, da questo 30 settembre alla fine di novembre.

    Potranno sopravvivere, nel parco di Yellowstone, nel Montana, nell'Idaho, non più di 400 animali, considerata la quantità minima indispensabile per garantire la diversità del DNA fra i nuovi nati e quindi la sopravvivenza della specie. Sarà una strage. Ne saranno felici gli allevatori, le mucche, i manzi e soprattutto le alci, che in assenza dei loro avversari naturali si erano moltiplicate fuori controllo.

    Avevano rosicchiato la scorza di abeti e brucato le piante più basse, mettendo nei guai le foreste, facendo entrare più luce solare, scaldando l'acqua dei torrenti, e decimando trote e altri pesci che preferiscono temperature più basse.

    Quei due mila lupi, instancabili cacciatori, avevano cominciato a ristabilire un po' di equilibrio ecologico nel quale tutto, vegetazione e animali, acqua e luce, si tiene sul filo. E ora, per avere fatto quello gli uomini avevano chiesto ai quei sessantasei pionieri deportati in gabbie dal Canada, per essersi acclimatati e riprodotti, per avere protetto i loro cuccioli e riportato un po' di ordine nel mondo crudele, ma spietatamente logico di mamma Natura, saranno fucilati.

    O, peggio, torturati dalle ganasce di ferro delle trappole che imprigionano le loro zampe e li uccidono lentamente. Chissà che favole racconteranno le lupe ai loro cuccioli, per tenerli buoni e farli addormentare. Dormi, lupetto, stai quieto, perché altrimenti arriva la nonnina.


    L'americano medio, invece, è in via d'espansione, da anni, e sta per soppiantare qualsiasi altro modo di vivere.
    Rabbia e pena.

    FORZA LUPI.

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    "Rammentiamoci sempre che ogni qualvolta lasciamo scritto qualcosa,si lascia solo delle parole messe li,ognuno poi le interpreta come vuole,non é la stessa conversazione fatta faccia a faccia .." cit. Dantep

  7. #27
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    Ma si dai, facciamo fuori anche i leoni africani...


    I leoni africani rischiano di scomparire in alcune aree del continente. A rivelarlo è un rapporto di LionAid, secondo il quale nell'Africa Occidentale e centrale resterebbero allo stato selvatico solo 645 leoni, con un declino rapidissimo e preoccupante negli ultimi anni. Un calo che si riflette in tutta l'Africa, dove resterebbero circa 15.000 leoni selvatici, erano 200.000 solo pochi decenni fa. Il Re degli animali è ormai estinto in 25 Paesi africani e praticamente estinto in altri 10.

    Pieter Kat, di LionAid Trustee sottolinea: «C'è stato un catastrofico declino nelle popolazioni di leoni in Africa, e in particolare l'Africa occidentale. Questi leoni sono stati trascurati per un tempo molto lungo e non hanno adeguati programmi di protezione».

    Il rapporto conferma le preoccupazioni sollevate da una serie di studi per il futuro di leoni africani. Uno studio di Biodiversity Conservation, Duke Universiti ed altre Ong rivelava che negli ultimi 50 anni sono scomparsi circa i tre quarti degli habitat africani di savana essenziali per i leoni che, in base al territorio disponibile, sarebbero circa 32.000. Ma LionAid suggerisce che il numero reale dei leoni allo stato selvatico sia molto più basso, anche se il calcolo della dimensione esatta della popolazione della specie è difficile.

    Will Travers, direttore di Born Free Foundation, spiega «Abbiamo dato questi dati: circa 25.000 leoni. Ma se si utilizzano questi dati, il rapporto di LionAid o lo studio della Duke, c'è un accordo comune tra tutti i soggetti coinvolti nella conservazione dei leoni africani che la situazione è molto grave»

    Il rapporto LionAid dice che l'Africa occidentale deve affrontare sfide particolari per la salvaguardia, a causa di un mix di povertà, mancanza di interesse politico per la conservazione dei leoni e lo scarso sviluppo dell'eco-turismo e di quello della fauna selvatica. In Nigeria i leoni sono i rapido declino e ne rimangono 34, erano 44 nel 2009.

    Kat è abbastanza sconsolato: «Anche se i parchi nazionali in Africa occidentale ospitano fauna molto diversa e molto importante rispetto all'Africa orientale, le persone tendono a ignorare che l'Africa occidentale è un posto molto speciale. Di conseguenza, le popolazioni dell'Africa occidentale sono in declino così in fretta, come un biologo direi che in un paese come la Nigeria, che ha ormai solo 34 leoni, sono già estinti. E' quasi impossibile costruire una popolazione da un numero così basso».

    Nel 2011 il Fish and wildlife service Usa aveva promesso di far inserire i leoni nell'Endangered Species Act perché i safari africani degli statunitensi caccia di trofei sono una della cause del declino dei leoni. Ma la lobby della caccia grossa sta ostacolando in ogni modo la protezione dei grandi felini.

    Anche per Sarel van der Merwe, African Lion Working Group «Nell'Africa occidentale e centrale i numeri dei leoni sono troppo bassi per avere un qualsiasi impatto negativo sulle popolazioni e la caccia dovrebbe essere vietata, così come ogni forma di uccisione, indipendentemente dal fatto che un paio di leoni possono essere killer abituali di bestiame. In caso contrario, si può anche perdere il leone come specie».

    Eppure i leoni sono importanti nella cultura di molte nazioni africane ed addirittura uno Stato dell'Africa Occidentale si chiama Sierra Leone, Kat conclude «Quando si guarda a molti Paesi africani quel che si vede è che mettono i leoni sui loro stemmi e le loro bandiere, che i leoni fanno parte della loro cultura, ma come specie non sono protetti. Quel che continuano a dirmi gli africani impegnati nella conservazione è che stiamo perdendo una quantità enorme di storia e cultura africane e che un importante parete del patrimonio nazionale, non solo dei Paesi africani, rischia lentamente di scomparire».


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    "Rammentiamoci sempre che ogni qualvolta lasciamo scritto qualcosa,si lascia solo delle parole messe li,ognuno poi le interpreta come vuole,non é la stessa conversazione fatta faccia a faccia .." cit. Dantep

  8. #28
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    Aiutiamole.


  9. #29
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    ROMA - Sono sei le specie della nuova Lista rossa italiana sugli uccelli sull'orlo dell'estinzione: gipeto, capovaccaio, grifone e aquila di bonelli, oltre che forapaglie comune e bigia padovana. Specie che compaiono nella categoria di ''pericolo critico'' (CR). Piu' esposti sono i rapaci e gli avvoltoi perche' specie predatrici o 'spazzine', considerate per molto tempo nocive in Italia e per questo costantemente perseguitate dall'uomo. A dirlo la Lipu parlando della Lista Rossa degli Uccelli, realizzata l’anno scorso con l'universita' Sapienza di Roma, e che occupera' un capitolo dei due cataloghi sulla biodiversita' italiana - realizzati dal ministero dell'Ambiente, da Federparchi e dal Comitato italiano per l'Iucn - che saranno presentati il 22 maggio a Roma, al Palazzetto delle Carte Geografiche, in occasione della Giornata mondiale della biodiversita'. Nel capitolo dello studio sulla natura italiana, osserva la Lipu, sono ''270 le specie prese in considerazione: il 27,3% e' 'in pericolo' o 'vulnerabile', il 2,2% e' minacciato 'in modo critico', l'8,1% e' 'in pericolo', il 17% e' 'vulnerabile'. Tra i piu' minacciati, nibbi, aquile, avvoltoi con il 56,5% delle specie a rischio di estinzione, e oche, cigni e anatre con il 55,6% delle specie a rischio. ''Lo stato di salute della biodiversita' italiana e' preoccupante – dichiara Fulvio Mamone Capria, presidente Lipu - Ma abbiamo anche segnali positivi'' come ''il caso della minacciatissima aquila di Bonelli'', che ''proprio in questi giorni'' ha visto l'avvio dei primi voli dei nuovi nati nel 2013''.

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    Capovacciaio

    Grifone

    Gipeto

    Aquila dei Bonelli

    Forapaglie comune

    Bigia padovana
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  10. #30
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    .... pure il Fumacanne dei Parchetti pare in via d'estinzione....

    .... scusate ma non ho resistito!

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