Sulla base dei chiarimenti che abbiamo avuto con Encod e visto che l'idea delle Coltivazioni di Gruppo concordava con un possibile modello adattabile di Cannabis Social Club di Encod, con il suo codice di comportamento, abbiamo ripubblicato questo articolo così modificato, ve lo metto perché è piaciuto moltissimo e perché mi sono ispirato anche a quello che è stato scritto in questo forum, al quale vi ringrazio di partecipare, per l'idea iniziale della Coltivazione di Gruppo, dalla quale abbiamo sviluppato questa proposta:

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Le “Coltivazioni di Gruppo” come modello di “Cannabis Social Club”

Avevamo ritenuto opportuno sospendere questo articolo sui Cannabis Social Clubs in attesa che da Encod, dopo quanto emerso nell’ultima Assemblea Generale, fossero definiti e chiariti i concetti sulla costituzione di un’associazione di coltivatori/consumatori.


Da Encod arriva questo chiarimento: I cannabis social club non possono esser brevettati, dal momento che essi non sono altro che una idea, un concetto. In ogni paese, regione, forse città, gli attivisti come pure le autorità devono trovare la loro propria interpretazione di questo concetto. Non dimentichiamo che il nostro obbiettivo finale non è di creare dei cannabis social clubs. Il nostro vero obbiettivo è una legislazione all’interno della quale siano garanti i diritti di tutti gli adulti a possedere e coltivare, in casa propria, piante di cannabis per uso personale.

Considerata quindi la nostra situazione nazionale e le precisazioni di Encod, circa lo spirito e le motivazioni che devono animare i Cannabis Social Clubs, noi di ASCIA abbiamo proposto l’inserimento nelle proposte di legge degli on. Farina e Ferraresi di una norma che preveda la costituzione delle Coltivazioni di Gruppo:

Le Coltivazioni di Gruppo

Nella prospettiva di legalizzare l’auto produzione di canapa e considerando la necessità di consentire l’approvvigionamento in forma legale di chi non può coltivarsela, i CSC appaiono essere un esperimento valido, perlomeno nelle città e nei dintorni.
Ci appaiono però insufficienti per soddisfare l’esigenza di approvvigionamento legale di canapa nelle zone rurali o montuose o comunque lontane dalle città.

Per questo, negli stati europei dove venga legalizzata la coltivazione personale della canapa, ci sembrerebbe opportuno stimolare la possibilità di costituire anche piccoli CSC semplificati di amici o conoscenti, di massimo 20 persone, nei quali i soci si possano facilmente organizzare per coltivarsi il quantitativo annuale di canapa consentito dalla legge, incaricando uno o più soci, maggiormente esperti e/o con la capacità di poterlo fare, di coltivare le piante di canapa necessarie per le scorte annuali di ogni socio, delle varietà prestabilite da ognuno, stabilendo tra i membri un rimborso, per le spese vive, per il lavoro ed il tempo impiegati dagli incaricati della coltivazione, prevedendo anche per ognuno la possibilità di trasporto del quantitativo annuo personale di infiorescenze di canapa dal luogo di coltivazione ed essiccamento alla propria abitazione, per l’uso domestico.

La formula costitutiva e gestionale di un piccolo CSC limitato a 20 amici o conoscenti potrebbe essere molto più semplice, in quanto non viene prevista una locazione per la distribuzione e il consumo, né permessi e licenze per l’attività in un locale e tanto meno registrazioni fiscali e controlli sanitari o di sicurezza. Riteniamo che per un piccolo CSC di massimo 20 amici, senza un locale da gestire, si possa proporre di adottare una maggiore semplicità di costituzione e controlli, con una comunicazione al Comune dove si coltiva, o alla Prefettura territorialmente competente, i quali potrebbero istituire un elenco apposito per gli eventuali controlli.
Anche il trasporto da parte dei soci dei quantitativi personali del raccolto fino alla propria abitazione potrebbe essere comunicato allo stesso modo, magari indicando il giorno, il luogo e l’ora di partenza, il quantitativo di infiorescenze trasportate, il luogo di arrivo. Così, anche in caso di controlli stradali durante il trasporto, sarebbe già stato tutto dichiarato ufficialmente.

In analogia con l’acquisto di gruppo di proporzionate quantità di sostanze psicoattive, che ormai non viene più considerato uno “spaccio presunto” o con “fini di spaccio” nemmeno in Italia, la nostra intenzione sarebbe quella di estendere questo concetto alla coltivazione personale di canapa da parte di un gruppo di conoscenti o amici, ritenendo una condotta socialmente molto meno pericolosa il fatto di auto coltivarsi in gruppo la cannabis e che sia legalmente consentito detenerla per il proprio utilizzo, piuttosto che incaricare qualcuno del gruppo di andarla ad acquistare per tutti gli altri al mercato nero, con il rischio elevato di finanziare così delle organizzazioni criminali dedite al traffico e al commercio illegale di droghe ed altre attività criminose.

Ci sembrerebbe perciò più logico che venga facilmente consentito ad un piccolo gruppo, di massimo 20 amici e conoscenti, di incaricare uno o più membri anche a coltivare annualmente la canapa per tutti, costituendo un piccolo CSC con eventuali procedure, registrazioni e controlli più semplificati.

In questo modo si porterebbe su piccola scala di conoscenti diretti e amici, quindi con un migliore rapporto di fiducia, il concetto base dei CSC, a differenza per esempio dell’esperienza spagnola, dove si associano un numero elevato di persone estranee, quasi tutti sconosciuti.
Proprio grazie a questo rapporto di fiducia, i soci del gruppo che lo desiderano potrebbero eventualmente anche partecipare direttamente alle operazioni colturali del proprio raccolto, cosi da poter seguire direttamente la crescita, la maturazione, la raccolta e l’essiccazione delle piante che poi si utilizzeranno per il proprio uso personale annuale. Ciò sarebbe anche la miglior garanzia della qualità.

In sintesi, le caratteristiche di piccoli CSC limitati potrebbero essere:

1) Numero ristretto dei soci: possibilità di costituire più facilmente piccoli CSC di amici o conoscenti, di massimo 20 persone, nei quali i soci possano organizzarsi per coltivarsi il quantitativo annuale di canapa consentito dalla legge per tutti.

2) incaricare uno o più soci, maggiormente esperti e/o con la capacità di poterlo fare, di coltivare le piante di canapa necessarie per le scorte annuali di infiorescenze femminili di ogni socio, delle varietà prestabilite da ognuno, versando un rimborso spese stabilito annualmente, o per ogni ciclo colturale, tra i membri del CSC, per il lavoro, le spese vive ed il tempo impiegati dagli incaricati alla coltivazione.

3) la coltivazione delle piante di cannabis potrebbe essere effettuata sia outdoor che indoor o con entrambi i metodi, rispettando in ogni caso il limite del quantitativo annuale previsto dalla legge (in piante o in peso o in metri quadri di superficie coltivata) con la possibilità di portare a fioritura anche qualche pianta maschio per eventuali impollinazioni al fine di auto prodursi dei semi freschi ed effettuare incroci e selezioni.

4) la possibilità di trasporto, per ogni membro del gruppo, del quantitativo annuo personale di infiorescenze di canapa frutto del raccolto, dal luogo di coltivazione ed essiccazione fino alla propria abitazione, per l’uso domestico.

5) assenza di un locale, per le attività associative, con notevoli risparmi di gestione: anche le eventuali procedure costitutive, le registrazioni e i controlli potrebbero essere più semplificati e facilitati, rispetto ai CSC di tipo spagnolo, per esempio.


6) ovviamente un socio di un CSC non può far parte di altri CSC.

Qui entra in gioco l’analogia con l’acquisto di gruppo di quantitativi di cannabis proporzionati all’uso personale, che non viene equiparato allo spaccio. La domanda logica che sorge spontanea a tutti è: perché si può acquistare in gruppo cannabis dal mercato nero e non è possibile, invece, auto coltivarla in gruppo senza dare soldi alla criminalità?

Direttivo ASCIA