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Discussione: Produci consuma crepa

  1. #21
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    Scusa J, volevo dire a Charlie

  2. #22
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    La nostra vita in tre parole...

  3. #23
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    Ciao a tutti, sono la moglie di Massimo, per Natale gli ho regalato l'abbonamento a Dolce Vita, però da adesso mi dissocio da quello che dice. tu

  4. #24
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    Mai dare le password alle mogli massi, mo so cazzi
    Ultima modifica di J.White; 21-02-20 alle 07:02
    Mi scuso preventivamente per ogni dislikes che le mie dita invieranno,non vorrei mai ma non mi accorgo neanche di ciò,piccolo schermo, piccoli tasti :') sorry....

  5. #25
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    Citazione Originariamente Scritto da massimo.conta Visualizza Messaggio
    Ciao a tutti, sono la moglie di Massimo, per Natale gli ho regalato l'abbonamento a Dolce Vita, però da adesso mi dissocio da quello che dice. tu
    Meglio tardi che mai,se ti vuoi sfogare ,chiamami all 336464647534456322,ciao
    [Charlie Chaplin Ad Albert Einstein] Vede, acclamano lei perché non la capisce nessuno, acclamano me perché mi capiscono tutti.

  6. #26
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    Citazione Originariamente Scritto da simo646 Visualizza Messaggio
    Dico la mia, sperando di aggiungere qualcosa alla discussione: è nostra natura schematizzare e scomporre le cose per poterle comprendere meglio, ciò comporta sempre una semplificazione, alla costruzione di un artefatto che inevitabilmente risulta incompleto rispetto all' originale, ma che ci è utile. Credo che tutte le grandi rivoluzioni o cambi di paradigma abbiano più o meno conciso con l' integrazione al sistema (al modello diciamo) allora vigente di un nuovo punto di vista o presa in considerazione di valori che prima stavano in secondo piano perchè reputati meno importanti o ininfluenti sull' andamento delle cose. Penso, non ne sono sicuro ma ci ragionavo questi giorni, che come siamo arrivati a capire (ancora non del tutto) quanto sia sbagliato il dualismo corpo-mente come paradigma (modello che però è stato validissimo per molti anni), dovremmo arrivare a considerare noi stessi il sistema. Non solo come parte di esso, non qualcosa di astratto in cui ci muoviamo, ma sostanzialmente un tutt' uno. Mi spiego: credo che serva un nuovo punto di vista, dopo aver messo l' uomo al centro del mondo nell' umanesimo, averlo reso padrone della natura con l' illuminismo, aver dato risalto alle sue passioni con il romanticismo ecc... ora dovremmo concentrarci sull' uomo come nodo di una rete (l' informatica in questo è stata pioniera), come elemento di un sistema molto più esteso, dato che non possiamo avere una vita del tutto piena e soddisfacente senza tenerne in considerazione. D' altro canto le sfide che ci si presentano oggi, i grandi problemi come il riscaldamento globale, sono la dimostrazione più grande che non curandoci del nostro intorno, concentrandoci solo su una rincorsa verso la crescita (per lo più economica, convinti che da quella derivi qualsiasi altra cosa, compresa la felicità) finiamo per vivere male, o non vivere affatto. Noi non possiamo essere felici se chi ci sta vicino soffre, se la nostra casa brucia, non possiamo trovare uno scopo solo nel lavoro che svolgiamo, non possiamo pensare di migliorare se non migliorare insieme a chi abbiamo affianco, d' altronde brutte persone ti fanno passare brutte giornate, un brutto paesaggio rende brutto un tragitto, così per dire che le altre cose, animate o meno, interagiscono con noi sempre...
    Alla fine i nostri atomi sono gli stessi che compongono tutto ciò che ci circonda, siamo fatti di ciò che abbiamo intorno, anzi siamo solo un peto, neanche poi così memorabile, di quel tutto!

    Non sono molto soddisfatto di come mi sono spiegato ma spero di averlo fatto
    Ciao, spero non che non te la prenda se riporto una critica al tuo pensiero, che tra l'altro rispetto...riportando delle citazioni da un libro che sto leggendo.

    Benoît Mandelbrot, nel 1970 inventa quel tipo di oggetti matematici traducibili in forme geometriche che paiono casuali ma che non lo sono: i frattali. Si tratta di strutture grafiche di grande bellezza e variabili all’infinito assegnando differenti valori nell’equazione d’origine. Mandelbrot pensa, deterministicamente, che il cosmo stesso sia un enorme frattale. Altri sosterranno che il cosmo sia un complesso di frattali, un multi-frattale 116, altri vedono frattali nel modo in cui si collocano le galassie nel vuoto cosmico 117. I matematici dominano inizialmente la scena, Gregory Chaitin e Andrei Kolgomorov accentuano la computazionalità della complessità come “lunghezza di stringa”, come un software operante su un hardware. Poi Alan Turing, dopo aver immaginato una “macchina ideale-universale-pensante”, definisce la stringa informatica in rapporto alla lunghezza della …etc etc.

    sull’organizzazione del vivente…. Abbiamo qui l’importante osservazione che assimilare il genoma a un programma informatico è un errore grave, poiché nei computer il programma è l’informazione fissa in base alla quale si elaborano informazioni secondarie; ma in natura avviene il contrario, è il caso che agendo sul divenire produce quelle novità ontiche che attraverso i nuovi prodotti generano nuova informazione che va ad arricchire il programma. In ambito biologico sappiamo peraltro che le le mutazioni, derivano perlopiù da errori di replicazione; i quali però sono anche motori di evoluzione. Il termine non appare quindi appropriato, in quanto sono certo errori rispetto all’esatta ripetizione di ciò che “è”, ma se fosse indefettibile non ci sarebbe alcun “sarà”. La mutazione è quindi errore nei confronti del vecchio, ma causalità verso il nuovo.

    Dunque, non capiremmo il Gioco di Dio per i nostri limiti come non capiamo i trucchi del prestigiatore. Io penso che i veri prestigiatori siano i produttori di modelli matematici che “imitano” la realtà (come fanno i disegni frattali) fabbricando una pseudo-realtà astratta. Il complesso, infatti, non è l’olistico, ma un intrico di elementi di casualità che non permettono assolutismi deterministici. La distinzione tra complessità lineare ed intricata, sta nel fatto che la prima perpetua un ordine e la seconda lo rompe per rinnovarlo. Ordine indeterministico non è un ossimoro, indica la necessità di abbandonare i vecchi schemi mentali che associano la necessità all’ordine e il caso al disordine.

    Ps: spero la discussione continui, trovo il confronto molto interessante
    Io combatto la tua idea, che è diversa dalla mia, ma sono pronto a battermi fino al prezzo della mia vita perché tu, la tua idea, possa esprimerla liberamente.

  7. #27
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    Caro Hollyweed, purtroppo non sono all'altezza di sostenere una discussione a questo livello, ho da poco iniziato a studiare filosofia da autodidatta, sui vecchi libri delle superiori di mia figlia che non sono riuscito a vendere. Nel caso specifico del tuo post, riesco solo a fissare l'attenzione sui tuoi riferimenti al caso. Secondo la tesi di Potpot23 il caso non esiste, sarebbe quindi più opportuno parlare di non-caso, (cosi lui non si arrabbia) e così aprire la prospettiva ad un disordine in qualche modo predeterminato, non dal caso ma dal non-caso, concetto ancora sconosciuto ma che ci può dare la spiegazione riguardo a tante fregature che subiamo.

  8. #28
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    Credo che sia più sano dal punto di vista mentale vivere cercando i rapporti di causa-effetto piuttosto che credere di essere nel "caso"...Credere di vivere nel caso è , in un certo modo, una de-responsabilizzazione.
    Le fregature che subiamo sono quelle abbiamo dato.
    Io mi metto nelle mani del "destino" cercando di seguire sempre la mia coscienza.
    Hidden Content Originariamente Scritto da Pawan Kumar - ASCIA Hidden Content
    adesso li facciamo ballare con un'altra musica, la nostra, quella della Verità.
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  9. #29
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    Ma perché dovrebbe de_responsabilizzarci vivere nel caso, anzi forse è proprio l inverso, se hai un destino prefissato dove sta la responsabilità, dove sta la tua impronta ? È tutto lì che lo voglia o no...
    Parlare di caso o destino è superfluo, la vita non vive nel caso come lo interpretiamo noi ma sono d'accordo con Holly in quanto tutto quello che succede ( potrebbe succerdere) fa parte di casualità, che viene meno solo se non ci sono i presupposti correlati...
    Trovare vita sulla terra è un caso, un caso che è stato realizzato solo grazie a tantissime correlazioni, ma bisogna prendere in considerazione che è solo momentaneo, prima o poi il filo di armonizzazione si scioglie, come succede in ogni angolo della galassia, in ogni dimensione, e certo non è dipeso né da noi né da l universo ma da un equilbrio di fattori...
    Poi che ci sia una causa effetto non è dimostrabile, se non a livello personale come equilibrio di risonanza, ma non vedo dove trovare questa valore a livello planetario o universale, pensare che le nostre azione modificano il corso del tempo lo trovo utopico, noi possiamo modificare solo il nostro corso, tutto il resto rimane invariato, e nel caso stesso delle nostre azioni è opportuno viverlo nel miglior modo possibile, proprio perché nulla è scritto...
    Mi scuso preventivamente per ogni dislikes che le mie dita invieranno,non vorrei mai ma non mi accorgo neanche di ciò,piccolo schermo, piccoli tasti :') sorry....

  10. #30
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    Citazione Originariamente Scritto da potpot23 Visualizza Messaggio
    Credo che sia più sano dal punto di vista mentale vivere cercando i rapporti di causa-effetto piuttosto che credere di essere nel "caso"...Credere di vivere nel caso è , in un certo modo, una de-responsabilizzazione.
    Le fregature che subiamo sono quelle abbiamo dato.
    Io mi metto nelle mani del "destino" cercando di seguire sempre la mia coscienza.
    Il libero arbitrio vede nei suoi difensori il dualismo, e nei suoi detrattori il monismo, sia riduzionistico che deterministico. In quest'ultimi due casi si nega la responsabilita' della persona in campo giuridico perche' le azioni sono conseguenze di una catena in cui si e' solo spettatori. Il sistema retributivo invece ammette la liberta' della persona, che puo' essere punita perche' capace di agire per scopo personale e migliorare la propria posizione danneggiando altri.
    Io combatto la tua idea, che è diversa dalla mia, ma sono pronto a battermi fino al prezzo della mia vita perché tu, la tua idea, possa esprimerla liberamente.

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