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Discussione: C'era una volta "Psiconautica"

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  1. #1
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    IMPIEGO LOCALE DELL'OLIO DI CANAPE PER SOPPRIMERE LA SECREZIONE DEL
    LATTE
    di Coutenot


    Annali di Chimica Applicati alla Medicina, vol. 24 (3° s.), pp. 132-134, 1857
    Si presentano assai frequentemente nella pratica dei casi nei quali è utile di esaurire la
    secrezione mammellare. Questa secrezione operandosi con abbondanza può dar luogo ad
    inghorghi lattei, troppo sovente seguiti da veri ascessi. D'altra parte, allorché la secrezione
    acquista troppo grandi proporzioni, esso s'innalza alcuna volta fino al punto da costituire una
    vera malattia. Le nutrici che allattano i loro fanciulli, le donne che non vogliono allattare,
    apprezzeranno certamente assai il mezzo tanto semplice che raccomanda in oggi Coutenot, se
    per lo meno una esperienza più ampia verrà a confermare i risultati favorevoli ch'egli ha
    ottenuti.
    Non si tratta che di unzioni reiterate, fatte sul seno coll'olio di canape, cioè con un olio non
    irritante, di un sapore dolce, anche aggradevole, di un colore leggermente verdastro e di un
    odore che richiama quello della semente di canape.
    Nella galattorrea, che l'autore ha forse il torto di confondere colla secrezione esagerata,
    l'applicazione topica dell'olio di canape, ottenuto per espressione, rinnovata ogni due o tre ore,
    induce rapidissimamente, ei dice, cioè in ventiquattro o quarantotto ore, una diminuzione della
    metà [133] nella secrezione, ed anche la sua scomparsa; egli aggiugne però, ed in ciò è più
    vicino alla galattorrea, che nei casi precedenti, l'azione dell'olio esser più pronta nella
    galattorrea senza scoli lattei che non in quelli in cui la secrezione è abbondantissima.
    Nell'ingorgo latteo che sembrerebbe dover resistere meno della galattorrea, l'autore aggiugne
    però alle unzioni dell'olio di canape fatte a caldo e ripetute sul seno, i revulsivi intestinali ed una
    igiene appropriata, prova che non conta esclusivamente sul mezzo impiegato da lui. Per
    sopprimere la secrezione lattea in seguito ad un parto, egli ha al contrario gran confidenza nelle
    unzioni di olio di canape, che calmano meravigliosamente la tensione del seno, il dolore e la
    febbre: i lassativi sono anche utili; come anche quando si tratta di far cessare la secrezione
    all'epoca ordinaria dello slattamento. E vediamo in due osservazioni riferite da Coutenot le
    unzioni coll'olio di canape riuscire perfettamente senza altro mezzo od allorquando erano state
    impiegati altri mezzi senza successo.
    Nel primo caso l'allattamento era interrotto da due giorni: seni tesi, rossi, rotondi, dolorosi fin
    sotto le ascelle. In alcune ore le unzioni avevano diminuito l'ingorgo e fatto cessare la flussione.
    Le unzioni furono sospese e no vi si ritornò che cinque o sei giorni dopo, per terminare la
    risoluzione degli ultimi ingorghi. Nel secondo, pure in seguito allo slattamento, il seno era
    enorme, caldo e doloroso, impossibile era il movimento del braccio, insonnio da due giorni.
    Alcuni momenti dopo l'applicazione dell'olio sonno e madore cutaneo; allorchè l'ammalata si
    risvegliò, un'ora dopo, il seno non era più doloroso: le unzioni furono continuate per tre giorni,
    l'affluenza del latte non si fece più che una o due volte.
    E' quindi con qualche ragione che Coutenot ha potuto dire nelle sue conclusioni che l'olio di
    canape recente ottenuto con la pressione ed a freddo, impiegato in embroca[134]zione calda
    ogni due o tre ore sul seno che si ricopre in seguito d'ovatta, diminuisce sempre e sofferma



    Impiego locale dell'olio di canape per sopprimere la secrezione del latte
    qualche volta la secrezione mammillare, medica certamente e prontamente gli ingorghi lattei e
    può prevenire certi accidenti di ritorno consecutivi senza farli abortire però quando sono
    sviluppati (Bullettin général de thérapeutique, 15 août 1856) (1).
    [(1) - L'olio di semi di canapuccia (Cannabis sativa) non è certo difficile ad aversi, ma in sua
    mancanza può forse riuscire egualmente bene l'olio d'oliva nel quale siansi fatta digerire a
    caldo, in forte proporzione, i semi di canape contusi. Quest'olio sembra avere molte delle
    proprietà che possiedono i preparati di canape indiana, che sono eminentemente sedative; e
    noi abbiamo infatti adoperato frequentemente con successo quest'olio canapato a calmare le
    reumatalgie ed i dolori articolari soprattutto nei poveri delle montagne, spesso aggrediti da
    queste malattie per i faticosi lavori e le inclemenze atmosferiche a cui si espongono, dando così
    nelle loro mani un rimedio di facile ed economica preparazione anche senza il bisogno di
    ricorrere alle farmacie. Il R.]

    fonte: http://www.samorini.it/


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  2. #2
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    L'ERBA DEI FACHIRI
    di Alfredo Cattabiani



    L’haschish fu usato anche dai fachiri da cui prese il nome: haschischat alfokora. Takiy Eddin
    Makrizy, scrittore arabo della prima metà del XV secolo, narrava che Haider, il capo di tutti gli
    sceicchi, dimorava con i suoi discepoli nel Khorasan, fra Nischabur e Ramah, quando un
    giorno, passeggiando in campagna, notò una pianta che «si dondolava mollemente con un
    movimento dolce e leggero, come un uomo stordito dai fumi di vino». Era la kunab, la Cannabis
    indica. Incuriosito, lo sceicco cominciò a masticarne alcune foglie scoprendone le virtù. Ordinò
    allora ai suoi discepoli di imitarlo e di mantenere la sua scoperta segreta ai comuni mortali, ma
    di non nasconderla ai fachiri. «Il Dio supremo vi ha accordato un favore speciale,» disse «la
    conoscenza delle virtù di questa foglia in modo che l’uso che voi ne farete dissipi le
    preoccupazioni che oscurano le vostre anime e liberi i vostri spiriti da tutto ciò che può
    offuscarne la luminosità. Serbate quindi con cura il segreto che ci è stato confidato; e siate
    rigorosi nel nascondere il prezioso segreto, alla tutela del quale Egli vi ha preposti».
    Makrizy citava il frammento di un poema che glorifica le virtù della pianta: «lascia da parte il
    vino, prendi la coppa di Haider, questa coppa che esala l’odore dell’ambra e brilla del verde
    smagliante dello smeraldo. [...] Mai il ministro di un sacrificio cristiano ne ha versato il succo
    nella sua coppa profana: l’empio che professa una religione menzognera non ha mai attinto da
    questa botte la materia della sua offerta sacrilega». [ Takiy Eddin Makrizy, Description
    historique et topographiquede l’Egypte e du Caire, in Sylvestre deSacy, Chrestomatie arabe
    Parigi 1926, vol. I, pp 206-222]
    fonte: Florario, Miti, leggende e simboli di fiori e piante


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    RACCONTO SIBERIANO SULL'AMANITA MUSCARIA



    Nel seguente racconto siberiano l’Amanita muscaria viene fatta nascere dalla saliva dell’Essere
    Supremo, similmente al racconto boemo sui funghi. Grande Corvo è un noto eroe culturale delle
    popolazioni siberiane. In questo mito viene dato particolare rilievo a uno degli effetti caratteristici
    del’ingestione di questo fungo allucinogeno, che si presenta nelle prime fasi dell’esperienza, e
    cioè quello euforico e di vigor fisico. Inoltre, il fatto che Grande Corvo sia in grado di fare sforzi
    come quello di trasportare una balena, è una caratteristica degli eroi culturali e potrebbe essere
    stato suggerito dal fenomeno della macropsia (vedere grandi le cose piccole), tipico
    dell’esperienza con questo fungo.
    Una volta Grande Corvo catturò una balena, ma non poteva ricondurla alla sua casa nel mare.
    Non era in grado di sollevare il sacco contenente le provviste di viaggio per la balena.
    Grande Corvo si rivolse a Esistenza affinché lo aiutasse. La divinità gli disse: “Va in un posto
    spianato vicino al mare: là troverai soffici gambi bianchi con teste macchiate. Questi sono gli
    spiriti wa’paq. Mangiane alcuni, e loro ti aiuteranno”.
    Grande Corvo andò. Allora l’Essere Supremo sputò sulla terra, e l’Agarico apparve dalla sua
    saliva. Grande Corvo trovò il fungo, lo mangiò, e iniziò a sentirsi allegro. Si mise a danzare.
    L’Agarico muscario gli disse: “Come può essere che tu, uomo così forte, non puoi sollevare quel
    sacco?” “E’ vero – disse Grande Corvo – sono un uomo forte. Andrò e solleverò il sacco da
    viaggio”.
    Andò, sollevò immediatamente il sacco, e ricondusse la balena a casa. Quindi, l’Agarico gli
    mostrò in che modo la balena stava andando nel mare, e come sarebbe tornata dai suo
    compagni. Allora Grande Corvo disse: “Lascia che l’Agarico resti sulla terra, e lascia che i miei
    bambini vedano ciò che vorrà mostrar loro”.
    Note
    1 Evidentemente si sta rivolgendo all’Essere Supremo.
    Da: GORDON R. WASSON, 1967, Soma. Divine Mushroom of Immortality, HBJ, New York, p.
    268.
    fonte: http://samorini.it/
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