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Discussione: la sagra delle stron****

  1. #51
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    ma che bell'articolo interessante...proprio illuminante! ora siamo arrivati al "falso scientifico" l'ultima scrofa (con la C) è una perla!


    Angelo Vescovi. «Vi spiego perché le droghe "leggere" sono un falso scientifico»


    Il neurofarmacologo direttore scientifico di Casa Sollievo della Sofferenza è il presidente del Comitato per il No al possibile referendum sulla cannabis legale. E ha informazioni cliniche decisive

    «Dal punto di vista scientifico, liberalizzare il consumo di sostanze psicoattive mi sembra una pura follia. Soprattutto verso le persone più fragili, per età o condizioni sociali o proprie». Angelo Vescovi, direttore scientifico dell’ospedale Irccs Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo (Foggia-Roma), è il presidente del Comitato #nodrogalegale, costituitosi recentemente per sviluppare un’azione di contrasto – informativo e istituzionale – in vista del possibile referendum per liberalizzare consumo e coltivazione delle cosiddette droghe leggere. A 17 anni dall’impegno logorante nella campagna referendaria a favore della legge 40, Vescovi si è convinto a tornare in campo: «Non potevo evitarlo. In molti campi la società non aiuta i giovani, ma credo che questo sia il pinnacolo della falsità».

    Nel vostro primo comunicato si legge che la definizione di droghe leggere è scientificamente inappropriata. Perché?
    Stiamo parlando di sostanze che sono veri farmaci (i quali, non a caso, in inglese si chiamano drugs): come non esistono farmaci leggeri o pesanti, non esistono droghe leggere o pesanti. Esistono sostanze con effetti farmacologici "mediamente" intensi o meno intensi. Trattandosi di sostanze neuroattive, cioè che agiscono sul sistema nervoso centrale (al punto tale che gli stessi proponenti del referendum suggeriscono di utilizzarle come farmaci per legittime terapie), è paradossale chiederne la liberalizzazione. Sono sostanze (cioè farmaci) che con varie gradazioni di intensità procurano dipendenza, in primis psicologica, ma anche biochimica e neurochimica. Gli effetti potrebbero – e sottolineo potrebbero – essere meno intensi, ma la parola "leggere" è fuorviante: tende a minimizzare effetti che a lungo termine possono essere devastanti. Ci sono chiare modificazioni delle attività cerebrali, che si possono addirittura vedere nelle risonanze magnetiche funzionali di soggetti che di queste droghe "leggere" fanno un uso reiterato intenso e prolungato. Un referendum per liberalizzarne il consumo a me non sembra un approccio sensato, ma una pura follia.

    Procurano sempre dipendenza? E perché sono pericolose?
    Io sono neurofarmacologo, ho cominciato la tesi sui fenomeni di dipendenza da parte dei neuroni, a partire da farmaci per il Parkinson. Il meccanismo è comune: qualunque sostanza direttamente attiva sul cervello (cioè che ha una azione biochimica diretta sulle cellule nervose) tende a creare la dipendenza, proprio per il modo in cui è stato creato il cervello. La dipendenza è prima a livello recettoriale, dove la sostanza agisce, poi a livello di reti nervose. Queste sostanze vanno a influenzare il "sistema di appagamento" (reward system) per cui fanno provare una sensazione di piacere, legata all’appagamento che tende – per sua natura – a dare assuefazione. La morfina, per esempio, dà ottundimento stimolando il sistema dei recettori degli oppiacei, che sono chiave nel sistema di appagamento. Dopo due o tre assunzioni però, il sistema di recettori – su cui il farmaco agisce – tende a reagire di meno, va in adattamento: quindi il soggetto aumenta sempre più la dose. Fino al punto in cui, se non assume la sostanza, il sistema ne ha bisogno e scatena la crisi: questa è la dipendenza da oppiacei, di tipo recettoriale, fisica. Le sostanze che danno dipendenza partono dal cibo e arrivano alla morfina: in mezzo ci sono tutte le altre, dall’alcol alla nicotina. Sono gradazioni, ma quelle di cui si vorrebbe la liberalizzazione stanno nella parte medio-alta.

    Il vostro rifiuto della "cultura dello sballo" è un discorso morale?
    No, puramente logico, questa richiesta di liberalizzare le droghe è illogica a livello di scienza, ed è una gigantesca bugia per la società. Soprattutto nei confronti dei giovani, che hanno un sistema psicologico ed emotivo in via di formazione, e delle persone più fragili per mille altri motivi. Fuorviate dalla dicitura "leggere" e dalla liberalizzazione, possono pensare di trovare un aiuto non pericoloso nell’uso e poi nell’abuso: lo trovo un gigantesco inganno. Senza dimenticare che va protetto il carattere delle persone in formazione. Nel referendum vedo una forma di demagogia che mi preoccupa. Ai giovani, cui lasciamo un mondo pieno di problemi e privo di riferimenti, ai quali fatichiamo a dare un futuro (anche economico), cosa proponiamo? Non un referendum per abolire ciò che ostacola il loro sviluppo ma per rendere loro facile l’accesso alla droga: non vi diamo soluzioni, vi diamo l’oppio, l’oblio. Si danneggia un’intera generazione.



    Crede che l’informazione sia falsata su questo tema?


    È importante fornire un’informazione onesta e puntuale, per tradurre la scienza in espressioni comprensibili anche alle persone semplici. Certamente esiste un mainstream che – senza essere documentato – parla di droghe leggere, non pericolose, a cui tutti devono avere accesso, per un liberismo totale. E dimentica che queste sostanze danno dipendenza e sono neuroattive. Non è da illuminati promuoverne l’accesso, serve una discussione chiara e seria: noi ci basiamo su una disamina oggettiva dei fatti scientifici e miriamo allo sviluppo di una società sana, in tutti i sensi.






    https://www.avvenire.it/vita/pagine/...so-scientifico
    -fumo troppi joints...pensavo di smettere...poi ho pensato di smettere di pensare di smettere...e di fumarci su...

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    -"la Nasa spende un sacco di soldi per andare sulla luna...io con 2 tiri vado e torno..."

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    -"Lascia che ti esca dal cuore la musica. E' da lì che viene”

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  2. #52
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    l'ennesima propaganda proibizionista basata su concetti e principi ormai vetusti
    sicuramente il dott. vescovi ha "amicizie" politiche di destra

  3. #53
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    Oramai non ci credono più neanche loro, i teatrini che mettono in atto sono cose viste e riviste. Sono assolutamente dei pagliacci, viva la legalizzazione.
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  4. #54
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    Fonte avvenire (volutamente con la minuscola)... vabbe quasi quasi visto che ci credono cosi' tanto possono sempre raccogliere 500.000 firme
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  5. #55
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    certo che di stronzate sulla cannabis ne ho lette...ma quella che in caso di legalizzazione, un bambino di 8 anni può andare in tabaccheria e acquistare un kg di cannabis le batte tutte!...

    qui mantovano riesuma vecchi cavalli di battaglia proibizionisti come quella TEORIA del passaggio, che trattasi appunto di TEORIA (come la terra piatta, i rettiliani ecc ecc) smentita piu volte SCIENTIFICAMENTE, o droghe leggere e pesanti sullo stesso piatto ecc...

    Spero di trovare una copia del suo ultimo (speriamo) libro, che sicuramente andrà a ruba...pare che le pagine siano triplo velo!

    https://www.provitaefamiglia.it/blog...e-non-ha-senso

    In tema di droghe pesanti e leggere, nonostante la bocciatura della proposta referendaria avanzata dai Radicali, i pericoli in agguato sono sempre dietro l’angolo, soprattutto perché sembrano non placarsi ma le istanze – e le argomentazioni, pur prive di fondamento – che vorrebbero una loro legalizzazione. Se n’è parlato in particolare lo scorso 6 maggio, al convegno Droga, le ragioni del NO. Scienza, contrasto, prevenzione e recupero, organizzato dal Centro Studi “Rosario Livatino”, con l’intervento, tra gli altri, di Alfredo Mantovano, vicepresidente del Centro “Livatino”, magistrato di Cassazione ed ex sottosegretario agli Interni, che ha tra l’altro presentato proprio il suo ultimo volume, con il medesimo titolo del convegno. Mantovano ci ha dunque illustrato la pluralità di ragioni per cui non ha alcun senso contrastare il traffico di stupefacenti legalizzandoli e del perché non bisogna assolutamente abbassare la guardia.


    Spesso si parla delle droghe “leggere” come un aiuto per tenere i giovani lontani da quelle più dannose. Perché in realtà è un ragionamento che non regge?


    «Non regge non sulla base di affermazioni di principio ma in base all’esperienza e, in modo particolare, all’esperienza giudiziaria. Intendo dire che è ormai consolidato il fatto per cui le “droghe di passaggio”, come i derivati della cannabis, determinano una fascia importante di assuntori. Parliamo di una percentuale non irrilevante di consumatori, soprattutto i più giovani, che cominciano con lo spinello, per poi passare a sostanze ancor più devastanti. Lo dicono i medici che divulgano questo tipo di accertamenti ma lo dicono anche gli operatori delle comunità di recupero: è un dato acquisito che nella sua oggettività smentisce questo tipo di argomentazione».


    A proposito di droghe “leggere” e “pesanti”. Ha senso questa distinzione?


    «In realtà no. Al di là degli aspetti prettamente tecnici, basta un solo dato: trent’anni fa la percentuale media di principio attivo (THC) che si trovava in circolazione nei derivati della cannabis era dell’1,5%. Oggi, quella percentuale è salita al 16%, quindi, nella media, è praticamente decuplicata; teniamo presente, però, che, grazie alle manipolazioni genetiche, ci sono derivati della cannabis che arrivano al 60% di principio attivo. Ora sfido chiunque a dire che bere un terzo di litro di birra col 5% di gradazione alcolica è la stessa cosa che bere una grappa col 40%. Se nell’ambito degli alcolici, la differenza è immediatamente percepibile, diverso è il caso della cannabis, i cui effetti sono molti più potenti che in passato, con conseguenze anche molto gravi sulla salute dei consumatori, in particolare degli adolescenti. Chi usa cannabis, rischia effetti anche irreversibili sul suo organismo, così come rischiano molto le donne in stato di gravidanza, anche se l’hanno assunta anni prima. Tutti questi dati dovrebbero stimolare un approccio diverso anche a livello legislativo. Grazie alla Corte Costituzionale, abbiamo evitato il referendum per la depenalizzazione ma, come ben sappiamo, alla Commissione Giustizia della Camera, è in discussione una proposta di legge, che punta agli stessi obiettivi del referendum».


    La pandemia ha modificato anche le abitudini dei consumatori di stupefacenti e purtroppo anche quelle della criminalità dedita allo spaccio. . .


    «Le organizzazioni criminali sono molto abili nel modulare i loro traffici sulla base delle caratteristiche del mercato. Durante la pandemia, che ha diminuito drasticamente i contatti fisici, è cresciuto il traffico di droghe online. In modo particolare, è cresciuta la vendita online delle piantine di cannabis, che permettono di disporre di questa sostanza all’insegna di una sorta di fai-da-te. Questo tipo di adattamento credo sia la risposta a chi dice che, legalizzando il commercio della cannabis, possano venir meno i proventi e le ingerenze delle organizzazioni criminali in questo tipo di traffici. La realtà dei Paesi dove si è legalizzato dimostra che non è così. Per certi aspetti, ciò è anche un dato logico, nel senso che nessuna legalizzazione è priva di limiti. Anche il più acceso sostenitore della legalizzazione non può consentire che un bambino di otto anni vada dal tabaccaio e si faccia impacchettare un chilo di cannabis con un’elevata percentuale di principio attivo. Qualunque legalizzazione farà comunque sì che siano posti dei limiti di età, quantità e percentuale di principio attivo. Così come, durante la pandemia, le organizzazioni criminali si sono riposizionate e hanno rimodulato il traffico sulla base delle nuove caratteristiche del fenomeno, allo stesso modo, in presenza di una legalizzazione che necessariamente dovrà avere dei limiti, non farebbero altro che posizionarsi un centimetro oltre ciascuno di questi limiti. Quindi, se il limite d’età sarà a 18 anni, ci sarà ancor più offerta, davanti alle scuole e ai luoghi di aggregazione adolescenziale. Stesso discorso per il principio attivo. Mi sembra una constatazione veramente elementare».


    Quali, invece, i passaggi più significativi del suo ultimo libro in materia?


    «Sia il libro che il convegno sono stati caratterizzati da un approccio multidisciplinare che affronta vari profili, da quello medico-scientifico a quello giuridico. L’attenzione dell’opinione pubblica è inversamente proporzionale alla gravità del fenomeno. C’è molta approssimazione e superficialità da parte di chi affronta queste tematiche, a partire dalla scorretta distinzione tra droghe pesanti e droghe leggere, purtroppo contenuta anche nella legislazione vigente. Da questo punto di partenza errato derivano tutta una serie di conseguenze preoccupanti che mettono a rischio la salute di milioni di persone. Durante il convegno, il biologo Angelo Vescovi, che ha presieduto il comitato per il No al referendum sulle droghe, ha spiegato perché nei derivati della cannabis non c’è nessun elemento di leggerezza. Lo stesso concetto lo hanno espresso nel libro Luca Navarini, Massimo Gandolfini e Massimo Polledri».

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