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Discussione: Articoli ascia

  1. #21
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    In passato abbiamo letto di peggio, ma si cerca sempre di ribattere adeguatamente. Un giorno le menzogne proibizioniste sulla canapa sembreranno ridicole, (a me lo sembrano anche adesso) ma ora sono drammaticamente persecutorie.

  2. #22
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    Il problema del consumo delle droghe esiste.
    resta da capire se lasciarlo gestire a criminali oppure no.
    per quanto riguarda la cannabis gli introiti derivanti si potrebbero investire in ricerca, sviluppando così gli innumerevoli utilizzi di una pianta che a mio avviso non può essere l'origine di ogni male come ci vogliono far credere.

  3. #23
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    La canapa esisteva già da milioni di anni prima della comparsa degli uomini, e neanche lo sapeva quali effetti medicinali e psicologici avrebbe potuto fargli la sua resina in futuro, certo non può essere l'origine di ogni male.
    Fino a quando non è iniziato il proibizionismo la canapa era molto diffusa e non aveva creato problemi, anzi era utilissima e di certo non esisteva la criminalità che ci specula sopra come oggi.
    E' stato proprio il proibizionismo sulle droghe che ha generato il narcotraffico planetario, la creazione di nuove droghe e l'attuale diffusione mondiale del consumo. Ora tutto ciò è diventato un aspetto culturale della civiltà moderna e del suo degrado. La storia del proibizionismo degli alcoolici, che sono da considerarsi fra le droghe più pericolose, dovrebbe insegnare che sono i criminali quelli che ci guadagnano.
    Le teorie e le motivazioni proibizioniste fanno acqua da tutte le parti, fanno leva sull'ignoranza e sulla paura della popolazione e sono sostenute solo dal controllo dei principali mezzi di comunicazione, altrimenti sarebbero solo ridicole. Ve la ricordate la supercannabis al 56% di THC di Serpelloni di un paio d'anni fa? E i buchi nel cervello? Ora abbiamo nuove stronzate, come quella che più si concimano le piante più aumenta il THC. Questa è ignoranza!
    Sono ridicoli, ma ci stanno rovinando le vite con questa persecuzione assurda basata sulle loro stronzate.

  4. #24
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    ho conosciuto tante persone che hanno fatto uso di droghe pesanti e il filo conduttore era l'assuefazione al principio attivo.
    chi fà uso di eroina vi dirà che se ha iniziato con un grammo al giorno presto è dovuto passare a 2 e via, via sempre di più.
    il cocainomane ha iniziato con il "colpetto" del sabato sera per poi passare a doverla usare ogni giorno.
    l'alcolista peggio che peggio.
    potrei continuare con altre droghe ma risulterei ripetitivo.
    ora se permettete vorrei parlarvi della mia personale esperienza.
    a vent'anni fumavo 10 canne al giorno
    a trenta +o- 5 al giorno
    oggi a quarant'anni fumo 1/2 canne a settimana.
    ma quindi la cannabis crea assuefazione?
    in teoria dovrei fumarmene 30 al giorno?
    mi sa allora c'è qualcosa che mi sfugge... forse sono le troppe canne che mi sono fumato
    inoltre vorrei smentire la leggenda che narra la canna come la prima droga assunta.
    a 8 anni il nonno ci sporcava l'acqua con un pò di vino per farci contenti e per metterci a letto senza troppi drammi.
    a 13 anni la zia brillante che ti fa fumare la prima sigaretta e poi a 16/17 anni la prima cannetta.
    oggi sicuramente iniziano prima ma la cronologia è la medesima.
    dunque vorrei rivolgermi a lor signori malpensanti dicendogli che lo abbiamo capito da tempo che sono solo burattini nelle mani di persone più avide e meschine di loro.
    concludo sdrammatizzando e vi dico di non fare di tutta un erba un fascio, documentatevi prima

  5. #25
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    ” Il più grande rischio è: NON PRENDERSI NESSUN RISCHIO ”

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  6. #26
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    Cari amici enjointers, perdonate le mie lunghe assenze, ma mi capita spesso di avere guasti sulla linea telefonica e di rimanere isolato anche per 10 o 15 giorni.
    Riaggiorniamo subito gli ultimi articoli, dalla nostra audizione in Commissione Giustizia all'arresto di Carlo Monaco.

    http://www.ascia-web.org/home/?p=2170

    Cosa diremo in Commissione

    Di seguito la relazione che presenteremo domani in Commissione Giustizia a nome delle Associazioni ASCIA e Canapa Info Point:

    Gentili Onorevoli, Vi ringraziamo per aver voluto consultare le nostre Associazioni.

    Di seguito illustriamo sinteticamente le motivazioni che ci spingono a sostenere l’iniziativa dell’intergruppo parlamentare, per una legge che regolamenti, tra le altre cose, la coltivazione di cannabis ad uso personale.

    Abbiamo partecipato alle audizioni del 2013 quando era in vigore la Fini-Giovanardi, segnalando le contraddizioni della legge e contribuendo nel nostro piccolo ad evidenziare quello che poi la Consulta ha riscontrato nel febbraio dell’anno successivo, determinandone l’illegittimità, ora vorremmo portare il nostro contributo perchè ci sia un sano dibattito su una legge che tuteli la sicurezza e la salute pubblica, ma anche i consumatori.

    Il primo luogo comune da abbattere è la convinzione che il tipico consumatore di cannabis sia un adolescente. Nelle nostre associazioni vediamo una significativa adesione di persone che hanno dai 40 ai 60 anni ed oltre, e questo dipende da un fattore culturale, essendo queste generazioni, che hanno convissuto e conosciuto il pericolo delle droghe, predisposte in linea di principio ad un uso consapevole e responsabile di qualsiasi sostanza psicoattiva, alcol e tabacco compresi.

    Quindi, prendendo in esame l’esperienza generazionale possiamo assolutamente affermare che la conoscenza e la giusta informazione sulle sostanze, creano il primo presupposto per l’educazione e la dissuasione, esattamente come viene fatto per alcol e tabacco, ma la prova definitiva di quanto affermiamo ci viene dal risultato ottenuto nei Paesi dove viene regolamentata la produzione e la detenzione di cannabis ad uso personale, dal Portogallo, alla Spagna, all’Olanda, al Colorado, all’Uruguay e via dicendo, dove, dopo anni dalla legalizzazione, non si riscontrano allarmi per la salute o la sicurezza provocati dall’uso.

    Il secondo luogo comune da smantellare è che oltre all’uso terapeutico esista solo l’alternativa cosiddetta ricreativa, una classificazione riduttiva che non riusciamo a comprendere in quanto, se è vero che la cannabis induce ad un comportamento predisposto alla socializzazione e quindi convenzionalmente ricreativo, è pur vero che altri aspetti del suo uso non sono mai evidenziati nel giusto contesto.
    Abbiamo sempre rivendicato l’uso spirituale di questa pianta e solo per fornire un elemento di riflessione, se sommiamo tutti gli esseri umani che per motivi religiosi o culturali usano cannabis, ci ritroviamo con circa un terzo dell’umanità che fruisce dei benefici psico-fisici di questa pianta e parlare di circa 2 miliardi di persone non è cosa trascurabile e sarebbe riduttivo, oltre che offensivo, parlare di feccia drogata dell’umanità.

    Nella nostra legislazione il consumo di cannabis è depenalizzato e quindi tollerato, ma viene impedito al consumatore, che sia per fini terapeutici, ricreazionali o spirituali, di provvedere autonomamente al proprio fabbisogno, costringendolo a rivolgersi al mercato gestito dalla criminalità.

    Tutelando quindi la salute dei minori, esattamente come avviene per alcol e tabacco, crediamo che regolamentare la produzione personale, come proposto nel DL dell’intergruppo parlamentare, sia non solo doveroso nei confronti degli stili di vita e delle esigenze individuali, ma anche l’unica via per liberare circa 5.000.000 di presunti consumatori, dal mercato del narcotraffico e dare quindi alla criminalità organizzata un significativo colpo da un punto di vista economico.

    Al contrario, lo stato di proibizione crea un mercato ambiguo e pericoloso dove tutto viene confuso ed offerto e che diviene realmente il trampolino di lancio per esperienze (con le droghe pesanti) non auspicabili, ma inevitabili se sullo stesso banco vengono vendute sia la cannabis che l’eroina o qualsiasi altra sostanza, a chiunque sia in possesso di qualche decina di euro, adolescenti compresi.

    Terzo ed ultimo luogo comune da confutare, riguarda la diffusa opinione più volte affermata dalla posizione proibizionista, per cui la cannabis di oggi è di 10 volte più potente della cannabis che circolava nei decenni ’70 e ’80.
    E’ una tesi che può far leva solo sull’ignoranza nei confronti della proprietà psico-attiva della pianta.
    La cannabis ha delle genetiche ed ogni genetica contiene una percentuale di THC predisposta dalla sua struttura molecolare, quindi esistono varietà di cannabis che contengono una dose limitata di THC e varietà con percentuali maggiori, fra cui il Bedrocan che ne contiene il 22% e viene considerato e prescritto come farmaco!
    Quindi nella libera scelta e non nel condizionamento del mercato illegale, ogni consumatore potrà scegliere la genetica preferita in base alla sua consapevolezza e senso di responsabilità, esattamente come avviene oggi per l’alcol e il tabacco.

    In sintesi, crediamo che sia inderogabile regolamentare un fenomeno diffuso da Nord a Sud, che coinvolge persone di qualsiasi età e di qualsiasi estrazione sociale, che a tutt’oggi rischiano di veder devastatala la propria quotidianità in virtù della mancanza di buon senso.

    Vi ringraziamo per l’attenzione.

    Ass.ni ASCIA e Canapa Info Point

    __________________________________________________ _

    Analisi sociale e costituzionale del divieto di coltivazione di cannabis con conseguente violazione dei diritti fondamentali.

    CHI SONO I FRUITORI DI CANNABIS

    Il consumo di cannabis non è uguale per tutti, alcuni consumatori di cannabis, definiti dalle statistiche “consumatori abituali”, sono una vera e propria “minoranza di genere”(Art.3).

    Il consumatore di cannabis abituale fruisce dei benefici che i cannabinoidi apportano alla propria personalità (Art.2), al proprio sistema endocannabinoide (Art.32) e a completamento del proprio “io”.

    Da decenni in Italia si perseguita questa “minoranza di genere” che ha come unica colpa (forse genetica) di usare la cannabis per migliorare la qualità della propria vita (Art. 32).

    Le persecuzioni in atto in questo ultimo decennio contro i coltivatori in proprio, hanno limitato la libertà di questi cittadini, rendendoli di fatto criminali e tossicodipendenti a prescindere dalla loro qualità morale ed etica.

    I fruitori sono una “razza”, distribuita su tutto il pianeta, parlano una “lingua” con termini che pochi cittadini conoscono (es: Terpeni, Flavonoidi, Cannabinoidi, Indica, Sativa, ecc…), credono religiosamente che la pianta possa donargli dei frutti che collaboreranno a migliorare la personalità e la qualità della vita, ma non hanno la libertà di manifestare la propria opinione politica (Art.21), perché usare come simbolo a scopo divulgativo una foglia o manifestare apprezzamento nel suo uso, farebbe immediatamente suonare il campanello d’allarme di chi applica la legge….

    Il DIRITTO COSTITUZIONALE ALL’AUTODETERMINAZIONE E ALL’ASSOCIAZIONISMO

    Art. 2 – La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

    La cosiddetta “prevenzione del danno” per la cannabis e i suoi derivati è riscontrata nel “Consumo Consapevole”, con particolare attenzione alle varietà usate, alla qualità dell’infiorescenza, ecc… Questo si traduce in “coltivazione ad uso personale”, un’azione che concorre a livello sociale, economico e politico a ridurre il traffico illegale di sostanze, concorre a ridurre introiti alla criminalità, concorre ad eliminare la cogestione dei mercati delle diverse sostanze, rientrando esattamente in quanto esposto ed auspicato nell’articolo 2 della Costituzione.

    Art. 3 – Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
    È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

    La regolamentazione dell’attività di autocoltivazione, diffusa e nonostante tutto mantenuta ancora illecita, si rende improrogabile in quanto, indipendentemente dall’esistenza o meno di una legge o dalla durezza della legge in vigore, gli estimatori della cannabis restano “consumatori” e in virtù di questa condizione personale e sociale, i consumatori si attraggono per affinità (in uno stato regolamentato) o per necessità (in uno stato di illegalità), generando comunque una “comunità” diffusa su tutto il territorio nazionale, in cui l’uso della cannabis ha un ruolo socializzante di cui si deve prendere atto.

    Art. 4 – …ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
    Art. 9 – La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

    Noi siamo convinti di applicare in pieno quanto previsto dagli articoli su citati, in quanto ci sembra innegabile che la cannabis sia considerata da molti culti religiosi un vero e proprio veicolo spirituale e per quanto riguarda la possibilità di progresso materiale, oggi sappiamo che la pianta di canapa ha un importanza strategica per un futuro eco-sostenibile del nostro mondo.
    Due aspetti che purtroppo, a causa del proibizionismo, si sono smarriti nella memoria delle società, limitandone di conseguenza la conoscenza per lo “sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tecnica”, con conseguente degrado ambientale e paesaggistico.

    LE INUTILI PERSECUZIONI VERSO I CONSUMATORI

    A decine di migliaia di consumatori di cannabis è capitato di essere fermati da un pubblico ufficiale e subire una “ispezione o perquisizione personale” immotivate.
    Spesso dopo queste ispezioni e perquisizioni, si sono ritrovati ad affrontare la prigione e processi interminabili per la coltivazione, ad uso personale, di pochi esemplari della pianta proibita.

    Art. 13. – La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’Autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.
    È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.

    Qualsiasi legge restrittiva nei confronti della libertà individuale è anticostituzionale, a meno che la libertà individuale venga esercitata contro la sicurezza e la salute della collettività, cosa diametralmente opposta dalle caratteristiche della coltivazione ad uso personale, che non prevede alcuna commistione o coinvolgimento negli usi e costumi sociali, né provoca giustificati allarmi per la salute o sicurezza in genere.

    Art. 14. – Il domicilio è inviolabile.
    Non vi si possono eseguire ispezioni o perquisizioni o sequestri, se non nei casi e modi stabiliti dalla legge secondo le garanzie prescritte per la tutela della libertà personale.
    Gli accertamenti e le ispezioni per motivi di sanità e di incolumità pubblica o a fini economici e fiscali sono regolati da leggi speciali.

    Anche in questo caso riteniamo evidente la contraddizione tra quanto esposto dall’articolo della Costituzione e il modus operandi con cui vengono inquisiti semplici consumatori di cannabis, il cui uso è previsto all’interno delle mura domestiche, che, fino a prova contraria e solo in virtù di pericoli per la collettività, dovrebbero rimanere inviolabili.

    Art. 18. – I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale.
    Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare.

    Siamo convinti che gli autori di questo articolo volessero indicare come “fini vietati dalla legge penale” esattamente quelle società costrette a divenire segrete per pericolosi scopi politici o criminali.
    Cose assolutamente estranee all’uso della cannabis e vediamo una forte contraddizione con quanto esposto dal su citato articolo, nel divieto in atto di associazionismo tra estimatori della pianta, colpiti da una anacronistica legge penale.

    Art. 24. – Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi.

    Nell’ultimo decennio abbiamo assistito a migliaia di processi in cui, a causa della Fini-Giovanardi e della durezza della pena detentiva in essa contemplata, molti consumatori in proprio hanno dovuto patteggiare per veder ridotta la pena, assumendosi la responsabilità di un crimine mai commesso. Riteniamo l’attuale legislazione assolutamente in contraddizione con la legittima possibilità di difesa dei propri diritti ed interessi, prevista dall’articolo 24 della Costituzione.

    Art. 32. – La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
    Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

    A questo proposito rivendichiamo il diritto alla cura e alla possibilità per i pazienti affetti da patologie pesanti, di autoprodurre la quantità e la qualità più congeniale al proprio sollievo.
    L’inflorescenza di cannabis autoprodotta o venduta come medicina, ha le stesse proprietà terapeutiche e non riusciamo a capire, primo: come una sostanza possa essere medicina in alcune circostanze e veleno in altre, secondo: come si possa proibire a persone bisognose di ottenere, attraverso l’autocoltivazione, un beneficio immediato e a costo zero.
    Inoltre i cannabinoidi migliorano la qualità della vita (come definito dall’Organizzazione mondiale della sanità “WHO”) e come da pronunzia della Corte Costituzionale “la tutela della salute passa per la tutela della qualità della vita”.

  7. #27
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    Sull’audizione del 20 giugno in Commissione Giustizia

    In relazione all’audizione di lunedì 20 giugno in Commissione Giustizia e Commissione Affari Sociali riunite, l’unica reale novità rilevata nell’annoso dibattito sulla legalizzazione della cannabis si è rivelata la presenza in qualità di auditi delle tre associazioni che meglio rappresentano le istanze dei consumatori: ASCIA, FreeWeed e Canapa Info Point.

    Abbiamo reciprocamente apprezzato i contenuti delle relazioni e degli interventi dei portavoce delle associazioni e ugualmente lo stesso stupore ci ha colpito nel dover ascoltare ancora tesi e teorie che ci hanno fatto tornare indietro nel tempo per ritrovarci con gli stessi argomenti trattati indecentemente per anni dal DPA di Serpelloni, dalle supposizioni della Fini-Giovanardi e dall’accolita faziosa componente proibizionista capeggiata questa volta da S.Patrignano e dalla Comunità Exodus di Don Mazzi.

    Abbiamo assistito a tutta l’audizione, rendendoci conto che ormai neanche gli organismi scientifici o istituzionali possono continuare a dire le menzogne propinateci fino ad ora, dovendo ammettere che la cannabis è meno dannosa di altre sostanze legali come l’alcol e il tabacco, che non esiste correlazione tra psicosi e uso di cannabis, che non è dimostrabile l’effetto del THC nel caso di incidenti stradali se non in possesso di strumentazioni precise e via dicendo, ma dovendo dare un colpo al cerchio (in virtù del cambiamento di tendenza globale) e uno alla botte (in virtù del ruolo scientifico o istituzionale che ricoprono), abbiamo dovuto ascoltare delle contraddizioni in termini come: la cannabis autoprodotta può essere dannosa come potrebbe essere dannosa la coltivazione in proprio di viti a causa della possibilità che sviluppi metanolo nel vino (?), che il polline delle coltivazioni autoprodotte potrebbe inseminare le coltivazioni ad uso industriale e terapeutico e mettere a repentaglio la qualità di queste (?), che l’assunzione di cannabinoidi inibisce e interferisce con il nostro sistema endocannabinoide (?), che il minorenne potrebbe seguire le abitudini “legali” dei genitori (come se per l’alcol e il tabacco non esistessero le stesse condizioni) e via dicendo, tutte tesi fuorvianti e non dimostrabili che scoprono inesorabilmente la penuria di argomentazioni a favore del mantenimento di un regime proibizionista.

    Ma vogliamo soffermarci un po’ di più sull’audizione dei rappresentanti delle Comunità di S.Patrignano e di Exodus.

    Senza voler mancare di rispetto, ci è sembrato di ascoltare dei robots nei quali è stata immessa un’applicazione che si attiva ogni volta che si parla di cannabis e che dai tempi della Fini-Giovanardi non ha avuto nessun aggiornamento di software.

    Per l’ennesima volta abbiamo sentito dire che la cannabis è il trampolino di lancio per le droghe pesanti, che non esistono differenze tra le varie sostanze psico-attive, che la legalizzazione porterebbe ad un uso diffuso e incontrollato di cannabis e così via, ma il top è stato raggiunto quando rispondendo alla domanda dell’on. Ferraresi: “Quanti sono i soggetti in terapia nella vostra Comunità per uso esclusivo di cannabis?”, il rappresentante di S.Patrignano ha risposto: “50 su 1.200 e sono tutti giovani tra i 15 e i 19 anni”!

    La prima cosa che salta all’occhio è la percentuale minima di persone che hanno richiesto un percorso terapeutico e di riabilitazione per uso di cannabis (0,4%), la seconda è l’età dei giovani, la maggior parte minorenne e quindi “internati” per espressa decisione dei genitori, probabilmente molto spaventati dalla malainformazione di cui S.Patrignano ed Exodus sono maestri.

    Confidiamo di aver dato, con le nostre audizioni, delle informazioni ai membri delle Commissioni Giustizia ed Affari Sociali, con cui poter controbattere in sede di discussione alla malcelata voglia di mantenere lo status quo che vede ancora 5.000.000 di italiani costretti alla clandestinità.

    Nei prossimi giorni saremo più precisi nel confutare punto per punto le contraddizioni e le falsità proposte in audizione.

    Ass.ni ASCIA – Canapa Info Point

  8. #28
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    La storia si ripete…

    Ancora una volta, malati che si curano con la cannabis regolarmente fornitagli dall’ASL, vengono fermati, perquisiti, e letteralmente sequestrati per ore, perché trovati in possesso del farmaco Bedrocan.

    Questa volta le vittime dell’ignoranza delle forze dell’ordine sono Carlo Monaco del direttivo CIP, ed un suo amico.
    Lo scorso 20 giugno, dopo l’audizione alla Camera in commissione Giustizia e Affari Sociali, Carlo e un altro attivista del CIP, venivano fermati verso le ore 20.00 da agenti della Polizia di Stato.

    Durante un primo controllo, dove veniva richiesto ai fermati se fossero in possesso di sostanze stupefacenti, i due consegnavano un barattolo di Bedrocan ciascuno, contenenti infiorescenze del farmaco. Veniva inoltre consegnata la relativa documentazione che attestava il diritto alla cura, il ritiro presso l’ASL di competenza, le prescrizioni mediche; oltre a vario materiale informativo che Carlo aveva portato con se in occasione dell’audizione alla Camera, tenutasi lo stesso giorno, relativa appunto al tema della legalizzazione.

    I due poliziotti, ignoranti sull’argomento, hanno chiamato rinforzi. Nell’attesa i fermati venivano denudati e perquisiti. Venivano sequestrati i barattoli di Bedrocan contenenti la cannabis e circa 800 euro in contanti (“cassa” della società Canapa-Caffé).
    Requisiti anche i telefoni cellulari, sui quali hanno controllato le rubriche, i messaggi e le foto private.

    Sospettando che l’autorizzazione per detenere sino a 120 grammi di cannabis a scopo terapeutico fosse “falsa”, gli agenti hanno cominciato a fare indagini e chiamate, mandando pattuglie a controllare le abitazioni dei fermati, dove sono stati rinvenuti altri documenti che attestavano il regolare ritiro del farmaco, ma questo non è bastato e gli agenti hanno proseguito con perquisizioni più approfondite e intime.

    Nonostante l’esito negativo di tali controlli, gli agenti hanno proseguito perquisendo, non solo l’abitazione di Carlo e del suo amico, ma anche quella dei genitori dove egli risulta residente. In totale sono stati rinvenuti circa 70 grammi di fiori e foglie appartenenti a Carlo e circa 30 grammi appartenenti al secondo fermato.

    Inutile spiegare agli agenti che le ASL non riescono ancora a provvedere alla somministrazione di tutta la cannabis terapeutica necessaria ai pazienti che, spesso, devono attendere mesi per ottenere il farmaco prescritto. Per tale motivo molti pazienti provvedono diversamente all’approvvigionamento del farmaco che gli spetta di diritto, ma che non gli viene fornito.
    Tali spiegazioni sono risultate vane: nonostante i documenti che dimostrano l’uso terapeutico di cannabis (che sia essa auto-prodotta o ricevuta dall’ASL), ai fermati è stato contestato l’Art 73 e l’Art. 187 (Carlo era alla guida di uno scooter).

    Durante la perquisizione in casa di Carlo, gli agenti hanno permesso allo stesso di fumare cannabis per scopo terapeutico, come se avessero compreso l’importanza che lui aveva di effettuare la terapia. Peccato che, poco dopo l’assunzione, a Carlo è stato richiesto di sottoporsi alle analisi per indagare l’uso di sostanze stupefacenti.
    Speriamo che l’esito delle analisi, sicuramente positivo alla cannabis, non serva ad incastrare ulteriormente una persona assolutamente estranea ad attività illecite, ma che serva anzi a dimostrare la sua innocenza.

    Dopo ore di perquisizioni, di corse sfrenate per Roma, di analisi in ospedale, alle 9:00 del giorno successivo venivano prese le impronte dei due fermati, schedati e, finalmente, rilasciati.

    Pazienti trattati ancora come criminali, esattamente come successo ad Andrea Tribulati, e come sta succedendo a Fabrizio Pellegrini e a tanti altri. Se queste stesse persone fossero state trovate in possesso di una scatola di qualsiasi altro farmaco, non avrebbero avuto alcuna conseguenza.

    Mettere in dubbio la validità di una prescrizione medica e di tutta la documentazione certificata dall’ASL, proseguire per un intera notte alla ricerca del “nulla” mentre chissà quale crimine veniva commesso a Roma, magari a poche centinaia di metri, è inaccettabile.

    Non è più una questione di “ignoranza” …e forse non lo è mai stata!

    Giuseppe Nicosia – ASCIA

  9. #29
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  10. #30
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    Interrogazioni parlamentari sui casi Pellegrini e Monaco

    Siamo venuti solo ieri a conoscenza che è stato fissato, in data 25 luglio, il dibattito parlamentare sulla legalizzazione della cannabis.

    Questa la dichiarazione dell’on. Civati a seguito delle prime reazioni del fronte proibizionista con le solite prese di posizione ideologiche come da sempre è stato:

    http://www.possibile.com/cannabis-ci...-pd-cosa-fara/

    __________________________________________________ ____

    Di seguito pubblichiamo le due interrogazioni parlamentari presentate dagli on. Civati, A. Maestri, Brignone, Pastorino e Matarrelli sulle vicende di Fabrizio Pellegrini e Carlo Monaco:

    Al Ministro della Giustizia

    Per sapere, premesso che:

    Fabrizio Pellegrini, noto pianista e pittore di Chieti, malato di artrite reumatoide in cura con la cannabis, dall’8 giugno 2016 è recluso presso il carcere di Chieti;

    la situazione in cui versa il musicista ci sembra possa rappresentare al meglio un grave vulnus arrecato all’effettivo godimento del del diritto alla salute e della libertà personale;

    Pellegrini, in seguito all’arresto, è stato dipinto dalla stampa locale non come un malato bensì come un pericoloso spacciatore di droga: ” Coltivava marijuana in casa per poi venderla: arrestato. Durante un’operazione antidroga, in manette è finito F.P., classe 1968, di Chieti, fermato nell’ambito di specifici servizi mirati alla prevenzione e al contrasto dello spaccio “;

    Pellegrini, ad avviso degli interroganri, a causa di una interpretazione peggiorativa delle norme di riferimento, ha visto per la sua persona le porte del carcere aprirsi più volte, in considerazione del fatto che la legge non gli garantisce, e non garantisce nessuno, un accesso sicuro al farmaco di cui necessitaper curarsi. A peggiorare il quadro, nonostante il suo precario stato di salute, in quotidiano peggioramento, non usufruisce dipene alternative mentre è ancora in attesa di giudizio, essendogli precluso l’affidamento in prova, gli arresti domiciliari o altre pene alternative;

    Pellegrini è stato già più volte condannato – nonostante le prescrizioni mediche per l’uso terapeutico di una sostanza derivante dalla cannabis, poiché anche una pianta detenuta in casaa scopi terapeutici è considerato un comportamento illegale. Ciò accade nonostante sia affetto da patologie che necessita di cure con Cannabis, e lui come molti altri cittadini malati possono incorrere, poiché la situazione non è omogenea su tutto il territorio nazionale, in detenzioni ed essere equiparati agli spacciatori, perché le normative vigenti sono di possibile controversa interpretazione e causano fatti gravi quale quelli sipra descritti

    se il Ministro sia a conoscenza dei fatti narrati in premessa;

    se non ritenga necessario avviare una fase di studio della materia al fine di attuare la riforma del Codice Penale che consenta alle persone affette da patologie per le quali necessitano di cure palliative come la Cannabis e i suoi derivati, di non dover incorrere in denunce e pene detentive;

    se non ritengano urgente e necessario, in attesa della emanazione della normativa in via ordinaria, emanare una normativa urgenteche chiarisca con certezza a tutti il fatto che l’autoproduzione diCannabis per “uso personale medico” non integra ipotesi di reato.

    A. Maestri
    Brignone
    Civati
    Pastorino
    Matarrelli
    __________________________________________________ ___________

    Interrogazione a risposta scritta

    Al Ministro degli Affari Sociali al Ministro della salute.

    Per sapere, premesso che:

    il 20 giugno 2016, Carlo Monaco, – affetto da anoressia nervosa – e componente dell’Associazione Canapa Info Point, si è recato a Roma presso la Camera dei deputati per partecipare un’audizione tenutasi presso le Commissioni permanenti Giustizia e Affari Sociali della Camera dei Deputati riunite in seduta congiuntaavente per oggetto: “audizione nell’ambito dell’indagine conoscitiva in merito all’esame delle proposte di recanti disposizioni in materia di legalizzazione della coltivazione, della lavorazione e della vendita della cannabis e dei suoi derivati “;

    Monaco, uscito dalla Camera dei Deputati alla guida del proprio scooter e in compagnia di un attivista del CIP, è stato inizialmente seguito su Via Tuscolana per poi essere invitato ad accostare da una volante della Polizia di Stato;

    in seguito a normali controlli di rito, gli agenti della Polizia di Stato hanno chiesto ad entrambi se avessero con sé sostanze stupefacenti. Hanno ricevuto una immediata risposta affermativa e hanno consegnato spontaneamente due barattolini contenenti infiorescenze del farmaco Bedrocan. Il barattolino appartenente a Monaco conteneva circa un grammo di tale farmaco;

    contestualmente ai barattolini contenenti le infiorescenze del farmaco, è stata consegnata la documentazione che attesta il diritto alla cura di Monaco, l’attestazione della consegna del farmaco da parte dell’Asl di competenza, le prescrizioni mediche necessarie e diverso materiale informativo che deteneva proprio in virtù del fatto che era stato audito lo stesso giorno presso le Commissione dette sul tema della legalizzazione della cannabis;

    i due agenti, non essendone informati, nonostante le spiegazioni rassicuranti fornite di Monaco e la documentazione comprovante il suo stato di salute, chiamavano ugualmente rinforzi presso la Centrale;

    in attesa dei rinforzi, i due fermati sono stati perquisiti e denudati, mentre i beni venivano trattenuti dagli agenti, tra cui circa 820 euro in contanti, provenienti dalla cassa del Canapa caffè S.r.l.appena costituita;

    all’arrivo di un Maresciallo, i fermati venivano definitivamente privati dei loro beni, tra cui il denaro e i telefoni cellulari. Il Maresciallo, non essendo a conoscenza della legislazione che consente di detenere, per scopi terapeutici, una determinatagrammatura di estratto di cannabis – Monaco, era in possesso di circa 120 grammi – inviava una pattuglia mobile al domicilio diMonaco e in quella dei genitori, dove lo stesso è residente. In seguito ad un sopralluogo gli agenti hanno trovato circa 70 grammi di fiori e foglie di cannabis contemporaneamente alle prescrizioni e autorizzazioni al ritiro del farmaco;

    anche l’altro fermato ha subito la l perquisizione dell’abitazione, dove gli agenti hanno trovato circa 30 grammi di cannabis;

    nonostante le certificazioni trovate e le spiegazioni date dai fermati, le forze dell’ordine non hanno ritenuto credibile che l’ordinamento consenta ai malati la detenzione di quellagrammatura di cannabis, da utilizzare a fini terapeutici;

    entrambi i fermati, dopo essere stati perquisiti e aver subito stresspsicologico, sono stati condotti sulla volante della Polizia di Stato e portati al Commissariato Casilino di Roma. Monaco è stato successivamente accompagnato presso una struttura ospedaliera della città per eseguire diverse analisi;

    a causa di ciò Monaco ha potuto accedere alle terapie solo dopo essersi sottoposto alle analisi effettuate presso la struttura ospedaliera;

    a mattina inoltrata del 21 giugno, dopo aver proceduto con le impronte digitali e aver segnalato entrambi ai sensi dell’art. 73 del Codice Penale, i fermati venivano lasciati in zona Tor Cervara all’altezza del raccordo anulare-

    se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti narrati in premessa;

    se gli atti posti in essere dagli agenti siano conformi alla normativa vigente nonostante la dichiarazione e prova data dai fermati di essere pazienti in trattamento farmacologico con cure mediante l’uso della cannabis;

    se non ritengano utile l’invio di una nota esplicativa alle Forze dell’Ordine per fare in modo che, in caso vengano controllati cittadini malati in cura con cannabis, quindi in casi diversi da quelli dello spaccio di sostanze stupefacenti, in modo tale che siano resi edotti del diritto alla cura e siano messi a conoscenza della riconosciuta funzione funzione terapeutica della stessa;

    se ritenga opportuno effettuare un monitoraggio sui tempi di consegna di questi medicinali al fine di verificare che vengano garantiti i livelli essenziali di assistenza su tutto il territorio nazionale

    Brignone
    A.Maestri
    Civati
    Pastorino
    Matarrelli

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