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Discussione: Articoli ascia

  1. #31
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    BeLeaf Magazine: una nuova voce a difesa della Canapa

    Proponiamo un importante articolo pubblicato on line dal nuovo Magazine BeLeaf<http://beleafmagazine.it/>

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    I growshop italiani possono tirare un sospiro di sollievo. Il contestato emendamento al ddl sulla Canapa industriale, presentato dal senatore Marcello Gualdani (Area Popolare), che proponeva una drastica limitazione alla vendita di semi di Canapa, a meno di improbabili colpi di scena, non passerà.

    Nell’emendamento in questione si intenderebbe espressamente vietare “la vendita o la cessione, anche attraverso internet e a qualsiasi titolo, nonché l’acquisto, la detenzione, il possesso, la coltivazione e la produzione di sementi di Canapa di qualsiasi varietà che non siano regolarmente certificate ai sensi del decreto legislativo 3 novembre 2003, n. 308”.

    L’iniziativa del senatore centrista faceva seguito ad una raccomandazione di tipo governativo, emessa dal ministero dell’Agricoltura, in cui si faceva riferimento alla volontà di limitare la commercializzazione di semi appartenenti a specie di Canapa non certificate, con percentuali di THC superiori allo 0,6%. Una raccomandazione che però non troverà seguito, almeno per ora.

    Fonti parlamentari contattate dalla redazione di BeLeaf, infatti, hanno confermato che l’emendamento non verrà approvato. La cosa più probabile è che il Governo esprima parere negativo o che addirittura verrà dichiarato inammissibile, in quando è stato impropriamente presentato nel contesto di un disegno di legge, quello sulla Canapa industriale, che nulla ha a che fare con la questione delle sementi.

    Il ddl, infatti, già approvato alla Camera in sede legislativa e ora in discussione al Senato, si rivolge alla coltivazione di Canapa con fini, appunto, industriali: produzione di alimenti e cosmetici, semilavorati, attività artigiane, settore energetico, didattico e dimostrativo.

    L’emendamento presentato da Gualdani è, per usare un termine scolastico, “fuori tema”. Ma, al di là di questo aspetto (che è il motivo ufficiale per cui non passerà), è parso fin dall’inizio piuttosto sgangherato. In primo luogo prevederebbe una sanzione di tipo amministrativo, quantificabile attraverso una norma del 1971, quindi espressa ancora in Lire. Inoltre, come noto, la quantità di THC non è verificabile direttamente sul seme ma solo sulla pianta, cioè sul prodotto di quel seme. Ciò significa che un’eventuale approvazione dell’emendamento comporterebbe un enorme dispendio di risorse da dedicare all’attività ispettiva da svolgere sulle singole piante (senza fare riferimento alcuno a quali siano queste risorse).

    Insomma, un testo fuori luogo e arzigogolato, la cui vita parlamentare è destinata ad essere molto breve.

    Pericolo scampato, quindi? Pare sì, almeno per il momento. Fonti ministeriali ci hanno fatto sapere che la volontà di una regolazione della vendita dei semi, in base alla loro certificazione, rimane un obiettivo, ancora al vaglio di diversi tavoli tecnici. Un tema aperto, dunque, che torneremo a raccontare molto presto.

    Stefano Cagelli

  2. #32
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    Canapa Info Point: Sensibilizzazione e Resistenza

    Il progetto lanciato da ASCIA e Over Grow sta riscuotendo molto successo, vi proponiamo l’articolo appena pubblicato sull’ultimo numero di Dolce Vita:

    Un anno fa abbiamo iniziato la campagna di sostegno per il progetto Canapa Info Point, che ha trovato un apprezzato consenso da centinaia di persone che si sono associate, dai parlamentari dell’intergruppo che sono intervenuti in vari dibattiti, dalle associazioni con le quali abbiamo avviato i progetti “Saracinesco in Canapa” e “Canapa in Piazza” e dai soci che hanno dato avvio alle Sedi Distaccate in numerose realtà territoriali.

    Ed è proprio su questo ultimo punto che vorremmo sensibilizzare ulteriormente i titolari dei Grow Shops, per mettere a disposizione un piccolo settore del loro esercizio commerciale da cui iniziare quell’opera di informazione sul territorio e organizzazione dei consumatori, che ci permetterà di essere in prima fila nella gestione della legalizzazione (qualora questa dovesse essere riconosciuta), o creare dei nuclei di resistenza operativa nel caso che il proibizionismo dovesse prevalere nello scontro parlamentare.

    Nell’ultimo numero di Dolce Vita, l’anonimo redattore dell’articolo “10 cose da sapere per aprire un Grow Shop” esprime un concetto con il quale non possiamo far altro che essere d’accordo: “prima di aprire un growshop bisogna avere la consapevolezza che quello che si sta facendo è un atto politico, nel senso più alto del termine” e rappresentare un’associazione che difende i diritti dei consumatori e divulga informazioni sulla Canapa nei suoi molteplici usi, crea lo strumento offensivo da usare nella battaglia politica antiproibizionista.

    L’obiettivo è di aprire una Sede Distaccata CIP in ogni regione d’Italia, come punto di riferimento per le migliaia di consumatori che in questo periodo iniziano ad avere, grazie alle Fiere nazionali e alle decine di eventi locali sulla Canapa, una coscienza collettiva da usare come strumento di pressione nei confronti delle Istituzioni e allo stesso tempo, rappresentando il Canapa Info Point, come associazione legalmente riconosciuta, abbiamo la possibilità di confrontarci e collaborare con le realtà istituzionali rappresentate dai Comuni e dalle Regioni, con le quali e attraverso le quali promuovere i progetti per la coltura e la cultura della Canapa.

    Per qualsiasi informazione o chiarimento su come aderire al progetto Canapa Info Point ed aprire una Sede Distaccata: [Only registered and activated users can see links. ]

    Direttivo Canapa Info Point

  3. #33
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    -7 al dibattito sulla legalizzazione alla Camera


    Fra una settimana approderà finalmente alla Camera dei Deputati, il dibattito sulla proposta di legge di iniziativa parlamentare presentata dall’intergruppo e finalmente dopo decenni di oscurantismo ideologico, si offre al buon senso l’opportunità di legiferare in base alla realtà dei fatti e non per tutelare interessi partitici o economici, come finora è stato fatto da chi ha formulato e mantenuto per 8 anni una legge incostituzionale, da chi creando una nuova tossicodipendenza ha dato ossigeno ai Sert e alle Comunità di recupero e anche da chi, per favorire gli interessi del proprio bacino politico, riesce ancora a negare il forte introito che la cannabis procura alla malavita.

    Obiettivamente, credo che dovremmo considerare già un ottimo risultato il fatto che oltre 300 parlamentari abbiano sottoscritto una proposta di legge per legalizzare la cannabis, cosa impensabile fino a due anni fa, che le associazioni dei consumatori siano state convocate per le audizioni in Commissione Giustizia dimostrando di essere soggetti politici ed espressione sociale e soprattutto che per la prima volta si arrivi al dibattito in aula da una posizione propositiva e non oppressiva.

    Ma c’è il reale rischio che anche questa lunga marcia si riveli una pura illusione a due passi dal traguardo, come quest’anno è già accaduto con il pronunciamento della Consulta a favore della legge vigente e dell’infruttuosa Sessione dell’ONU dove nulla è cambiato se non in peggio, continuando a mantenere la confusione globale sulla cannabis e sui suoi consumatori.

    Per questo vorremmo invitare i parlamentari che credono ancora nei diritti civili e nel valore umano dell’autodeterminazione e del libero arbitrio (ma che ancora non riescono a comprendere la necessità di una regolamentazione per liberare 5milioni di italiani dal rischio di sanzioni amministrative o penali pur non avendo commesso alcun crimine nei confronti della sicurezza e della salute pubblica), a rileggere le dichiarazioni fatte negli ultimi giorni dal prof. Veronesi che in quanto ex ministro della Salute dovrebbe parlare con cognizione di causa: [Only registered and activated users can see links. ], del procuratore nazionale antimafia Franco Roberti che evidenzia di come le risorse di pubblica sicurezza siano male impiegate in una inutile caccia ad una CRIMINALITA’ INESISTENTE quando esistono emergenze ben più gravi: [Only registered and activated users can see links. ], o di Roberto Saviano che di contraddizioni della politica e di sistemi criminali se ne intende: [Only registered and activated users can see links. ]

    E se, nonostante queste autorevoli prese di posizione, dovessero rimanere delle perplessità, vorremmo solo che ci si ponesse un quesito: se nella nostra legislazione il consumo di cannabis è tollerato, ma il consumatore non può provvedere ad un auto-approvvigionamento dovendo ricorrere al mercato illegale, non è forse questo stato di cose a generare una illogica istigazione a delinquere?

    Giancarlo Cecconi – ASCIA

  4. #34
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    I tempi della politica e i nostri guai!

    E’ appena terminata la prima fase dibattimentale alla Camera sulla proposta di legge per la legalizzazione della cannabis, tutto è rimandato a settembre ….si sa, i tempi della politica sono sempre biblici e intanto noi continuiamo a pagare duramente l’ottusità e l’ignoranza di chi ancora confonde volutamente la scelta personale con il vizio incontrollato!

    A questo proposito pubblichiamo una lettera di arrivederci del nostro fraterno amico e membro del direttivo ASCIA, Pierpaolo Grilli, che proprio a causa dell’ottusità e dell’ignoranza di una parte della politica e della magistratura dovrà scontare qualche anno dietro le sbarre!

    In bocca al lupo Pierpaolo, non mollare, siamo con te!

    __________________________________________________ _______

    ULTIMI GIORNI A CASA PRIMA DEL CARCERE

    Incredibilmente sto per rientrare in carcere!
    Il 13 luglio, nel pomeriggio, mentre stavano portandomi il fieno nuovo per i miei cavalli, ho ricevuto la telefonata del mio avvocato Lorenzo Simonetti che mi comunicava la sentenza dell’ultima udienza in Cassazione della mia ultima disavventura giudiziaria per coltivazione di cannabis: sono stato condannato in via definitiva, non solo, il mio legale mi ha detto che, incredibilmente, non mi è stata rideterminata la pena di 5 anni che avevo ricevuto nel 2013, quando la Fini-Giovanardi era in vigore, credo di essere un caso unico e così mi ha detto di prepararmi immediatamente a tornare in carcere per scontare due anni e mezzo di fine pena, perché i carabinieri possono venire a prendermi da un momento all’altro, in ogni giorno!

    Sul momento è stato uno shock, la prima cosa che ho pensato è stata che dovevo immediatamente iniziare a cercare di sistemare i miei 6 cavalli e mi sono reso subito conto che la mia vita sarebbe stata ancora una volta stravolta profondamente da un’altra ingiustizia.

    Fino a 11 anni fa, mi ero coltivato la mia canapa ogni anno, da quando ero ragazzo, ero fiero di non aver mai contribuito a dare soldi alla criminalità, con la quale non ho mai voluto né avuto nulla a che fare e mi ero selezionato una mia varietà personale da un ceppo originario di calabrese, provando, nel tempo, vari incroci con le migliori varietà che trovavo, ottenendo un’ottima erba medicinale, dagli effetti dinamici, allegri e salutari, senza effetti collaterali spiacevoli. Non la spacciavo, non la cedevo a narcotrafficanti, semplicemente la studiavo e me la godevo per uso personale, i soldi per vivere me li guadagnavo con lavori onesti e legali, come escursioni a cavallo e agricoltura biologica.

    Fui arrestato per la prima volta nel novembre del 2005, non perché spacciassi ma per puro caso, a seguito di un controllo stradale notturno un po’ troppo meticoloso, vennero a casa mia per la perquisizione e trovarono i miei raccolti, anche gli avanzi degli anni precedenti che non avevo avuto il coraggio di buttare via. Mi considerarono ingiustamente un criminale narcotrafficante, ma io lo so di non esserlo stato.
    Arrestarono ingiustamente anche mio figlio diciottenne, che neanche fumava le sigarette, solo perché maggiorenne e presente in casa, lui fece 3 giorni di carcere e 20 giorni di arresti domiciliari col permesso di andare a scuola, io di carcere ne feci 20 giorni e poi 3 mesi e mezzo di arresti domiciliari, infine mio figlio fu assolto ed ebbe un rimborso, io fui condannato a quasi 2 anni, con la sospenzione condizionale della pena.

    Due anni dopo, nel 2007, il mio amico Aldo Bianzino, conosciuto 25 anni prima in un ashram himalayano, veniva arrestato anche lui per coltivazione di cannabis e perdeva drammaticamente la vita nella sua cella del carcere nella prima notte di detenzione.

    Alla fine del marzo 2011 fu arrestata mia figlia ed io, mio malgrado, venni coinvolto in una storia della quale non immaginavo e non sapevo nulla, ma per la quale fui costretto dalle circostanze avverse a pagare con 6 mesi di carcere, 6 mesi di arresti domiciliari a casa dei miei genitori, ed altri 6 mesi a casa mia, per un totale di un anno e mezzo, e poi un altro anno di obbligo di dimora.

    Tornato a casa nel 2012, dopo una prima condanna di 5 anni in primo grado, contattai l’Avv. Simonetti ed ASCIA, fui invitato a scrivere articoli e così iniziò il mio impegno antiproibizionista attivo.
    Con l’abrogazione della Fini-Giovanardi iniziai a poter sperare che non sarei più ritornato in carcere, per via della successiva rideterminazione delle pesantissime pene previste da quella pessima legge criminogena.

    Invece no! Caso più unico che raro, mi trovo a dover assurdamente affrontare una pesantissima condanna definitiva, con una pena relativa ad una legge criminogena abrogata da più di due anni, (che prevedeva pene detentive dai 6 ai 20 anni anche per la cannabis) senza avere il diritto ad un adeguamento delle pene a quelle attualmente previste (dai 2 ai 6 anni) e considero ciò una cosa illegittima e gravissima. Secondo tale condanna dovrei scontare ancora due anni e mezzo in carcere ed i successivi tre anni a casa, con “l’affidamento in prova ai servizi sociali”. Chissà cosa dovrà mai “provare” ai servizi sociali una persona come me, di 56 anni, con una pericolosità sociale pari a zero, che vive sui monti con i cavalli, come un eremita, che ha sempre fatto uso personale di cannabis dall’adolescenza e gode di perfetta salute, senza fare uso di alcoolici né di altre droghe, legali o illegali, senza essere mai stato in alcuna relazione con organizzazioni di criminali narcotrafficanti? Sembrerebbe ridicolo, se non fosse così drammaticamente ingiusto.

    Il mio legale mi ha detto che spera di potermi far tornare a casa entro un anno circa, per i tempi tecnici in gioco da aspettare: 4 mesi per le motivazioni della sentenza, 2 mesi per presentare ricorso alla Corte Europea, poi supponiamo dai 3 ai 6 mesi per avere una sentenza giusta, ma tutto questo tempo lo dovrò attendere in carcere!

    Sono ormai passati 10 giorni da quando l’Avv. Simonetti mi ha avvisato di prepararmi a tornare in carcere da un momento all’altro, sono fortunato ad essere ancora qui, ad aver sistemato bene quasi tutti i miei cavalli, ad aver avuto il tempo di salutare i miei cari ed i miei amici, a poter scrivere ancora qualcosa di antiproibizionista su internet.

    E’ la prima volta che vado dentro sapendolo prima, di solito si viene arrestati e ci si trova dentro all’improvviso, ora da un lato mi godo ogni giornata come se fosse l’ultima, ogni gesto, ogni singolo momento di libertà, acquistano un profumo, una soddisfazione intensissima, dall’altro lato ho il tempo di salutare tutti e provare a sistemare il meglio possibile le cose di casa, giusto per ritrovare la mia catapecchia in piedi quando torno e non sepolta dai giardini pensili della natura selvaggia.

    Stavolta non andrò in carcere da vittima del proibizionismo, ci andrò fieramente come redattore di ASCIA e di tutto l’universo antiproibizionista italiano, se non mi censureranno vorrei essere il nostro inviato speciale dentro, il nostro testimone dal pianeta carcere.

    Non so dove mi porteranno, credo a Rimini, che è quello della mia provincia, ma dovunque sia cercherò di fare antiproibizionismo dentro il carcere, invierò il mio recapito ad ASCIA che lo diffonderà e mi comunicherà gli aggiornamenti utili per poter continuare a scrivere, scriverò con carta e penna.
    Come le altre volte dentro, farò Yoga e Kung-fu e cercherò di portare sollievo agli altri detenuti, soprattutto i canapofili come noi, ma anche tutti quelli che se lo meritano e che mi apriranno il cuore…
    Anche se la prospettiva di passare un paio di anni dentro non è facile da accettare, riesco ad essere abbastanza sereno e distaccato da poter scherzare.

    Ho già accennato sopra alle ingiustizie che ho già vissuto e mi chiedo quando finiranno.
    Sono in miseria da 5 anni ed i miei familiari ora pure, non abbiamo i soldi per il ricorso e le mie due cavalle più vecchie sono in pericolo di vita se non le sistemo bene. Io mi sono tolto il cibo dalla bocca per 5 anni per i miei cavalli, ora non potrò più guadagnare nulla per un tempo indefinito, la mia casa sta letteralmente cadendo a pezzi e sto anche puntellando con i tronchi più dritti d’alberi secchi le tettoie ormai pericolanti, nella speranza che reggano le nevicate e che non crollino prima che torni.
    Due anni sono tanti. Tornare qui a casa, non so quando, senza cavalli, senza soldi, con la casa e la strada sommerse dai rovi e magari pure le tettoie pericolanti crollate sotto il peso di nevicate abbondanti potrebbe essere veramente tremendo, già lo so, perché ci sono passato 4 anni fa, nel marzo 2012, tornando a casa dopo un anno di assenza forzata per la detenzione, dopo la nevicata di 3 metri che aveva distrutto quasi tutto: in confronto il carcere è una piacevole e comoda attesa, dove ti riposi, ti alleni e scherzi con gli amici, la situazione del ritorno a casa e trovare tutto abbandonato e semidistrutto sarà veramente drammatica!

    Hanno distrutto tutto quello che avevo creato con le mie sole forze ed il duro lavoro negli ultimi 30 anni, ed hanno distrutto pure la voglia di ricostruirlo. Ora voglio distruggere il proibizionismo integralista!

    Ma non mi possono togliere la consapevolezza di non essere un criminale e la certezza di non aver fatto del male a nessuno, mi fa ridere che proprio io debba pure essere “affidato in prova ai servizi sociali”! Ma in prova di che? Di essere una pecora succube, di essere un buon servo di questo sistema che a me appare sbagliato e corrotto? MAI! Voglio continuare ad essere un anarchico ribelle, un uomo libero che ricerca la conoscenza e la saggezza senza nuocere a nessuno. Cosa c’è di male in questo?
    Non mi drogo, non inquino, non distruggo l’ambiente, non faccio del male a nessuno, nemmeno agli animali, vivo come un eremita, aiuto chiunque posso, ma perché dobbiamo permettere ai proibizionisti di perseguitarci così? Bisognerebbe metter fuori legge loro, anziché gli estimatori e i coltivatori della canapa! Sono loro socialmente pericolosi, anzi, alla luce dei disastri sociali provocati dalla guerra alle droghe, pericolosissimi! Una piaga sociale.

    Non so quando mi porteranno via da casa, né dove, non so se potrò ancora scrivere dal pc, come non so se mi censureranno le lettere dal carcere, perché là dentro ti possono controllare e censurare a piacimento. Spero solo di avere a che fare con persone umane e di buona apertura mentale. Staremo a vedere, farò quel che posso per continuare a fare la mia parte e per comunicarvelo, ognuno faccia la sua parte nella nostra battaglia, un giorno la Storia ci darà ragione.

    Dall’orlo del baratro, fieramente ribelle

    Pierpaolo Grilli – ASCIA

  5. #35
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    Aspettando settembre…

    Ci lasciamo per la consueta pausa di agosto, dove tutto sembra bloccarsi magicamente eccetto i provvedimenti giudiziari, gli arresti e il timore di pagare a duro prezzo il rischio di portarsi in vacanza qualche canna, ma è anche la prima volta che aspettiamo con curiosità il mese di settembre per seguire il tortuoso dibattito sulla legalizzazione, anche se crediamo che in Commissione per vagliare i circa 2000 emendamenti e nominare i relatori, occorrerà qualche altra settimana, se non addirittura qualche altro mese …staremo a vedere!

    Siamo comunque soddisfatti di quanto siamo riusciti a fare dal momento in cui alcune forze politiche, tra cui il M5S, Sinistra Italiana e E’ Possibile di Pippo Civati, hanno dato la loro disponibilità e il loro pieno sostegno per portare in aula un disegno di legge per legalizzare la coltivazione domestica della cannabis e a loro affidiamo il duro compito di continuare a difendere il nostro punto di vista contro le falsità e il pregiudizio che abbiamo ancora sentito e notato durante il primo dibattimento in aula.

    Ma dobbiamo essere onesti con noi stessi fino all’ultimo e sembra che stia accadendo quello che temevamo da tempo e cioè che la componente cattolica e quindi per natura pietista, sta puntando tutto sulla comprensione verso i portatori di patologie estremamente pesanti, continuando a ritenere pericolosa la cannabis per tutti gli altri usi, in questo modo le loro coscienze nei confronti delle difficoltà fisiche dei pazienti si puliscono e la loro concezione morale nei confronti dei diritti civili non tradisce l’impostazione inquisitoria alla quale sono abituati ormai da secoli, ma indipendentemente dalle loro convinzioni, ormai indietro non si torna e se non dovessimo farcela in questa legislatura, sarà la prossima a sancire una volta per tutte il sacrosanto diritto di ogni cittadino all’autodeterminazione e alle libere scelte nel personale stile vita.

    Concludiamo ricordando che è in corso la raccolta di firme per presentare una proposta di legge di iniziativa popolare e vi invitiamo ad informarvi e partecipare anche nei luoghi di villeggiatura, dato che la militanza antiproibizionista non può concedersi pause!

    Auguriamo a tutti voi una serena pausa estiva, ci rileggiamo a settembre, ma vogliamo chiudere questo breve articolo inviando un virtuale abbraccio a Pierpaolo, Fabrizio, Giorgio e ai tanti altri amici che pur essendo dei cittadini rispettabili e rispettosi, sono costretti a vivere in stato di detenzione come se fossero pericolosi criminali …ma tutto questo dovrà finire …il prima possibile …cominciando da settembre!

    Giancarlo Cecconi – ASCIA

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